giovedì 10 dicembre 2009

50 anni fa il Nobel a Quasimodo

Il 10 dicembre 1959, mezzo secolo fa, Salvatore Quasimodo riceveva a Stoccolma il Premio Nobel per la Letteratura con la seguente motivazione: “Per la sua poetica liricità con cui ha saputo esprimere le tragiche esperienze umane dei nostri tempi”.

Quasimodo era stato candidato al Nobel da due eminenti critici letterari: Carlo Bo e Francesco Flora. Tuttavia l’ambiente letterario italiano levò aspre polemiche alla notizia del conferimento del maggiore premio letterario internazionale. Le solite invidie di bottega, i soliti particolarismi in cui tutto quanto il paese sembra immerso. Quasimodo rispose che, a dispetto della politica e della filosofia che uccidono la poesia, “rifare l’uomo, questo è l’impegno” del poeta: “Il poeta è un irregolare e non penetra nella scorza della falsa civiltà letteraria piena di torri come al tempo dei Comuni; sembra distruggere le sue forme stesse e invece le continua; dalla lirica passa all'epica per cominciare a parlare del mondo e di ciò che nel mondo si tormenta attraverso l'uomo numero e sentimento. Il poeta comincia allora a diventare un pericolo. Il politico giudica con diffidenza la libertà della cultura e per mezzo della critica conformista tenta di rendere immobile lo stesso concetto di poesia, considerando il fatto creativo al di fuori del tempo e inoperante; come se il poeta, invece di un uomo, fosse un'astrazione. (…) Il poeta è solo: il muro di odio si alza intorno a lui con le pietre lanciate dalle compagnie di ventura letterarie. Da questo muro il poeta considera il mondo, e senza andare per le piazze come gli aedi o nel mondo "mondano" come i letterati, proprio da quella torre d'avorio, cosi cara ai seviziatori dell'anima romantica, arriva in mezzo al popolo, non solo nei desideri del suo sentimento, ma anche nei suoi gelosi pensieri politici”.

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Celebriamo allora questo anniversario con qualche poesia del poeta siciliano, giusto per far risaltare che quel Nobel, come quello toccato a Montale nel 1975, era ampiamente meritato:

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SEME

Alberi d'ombre,
isole naufragano in vasti acquari,
inferma notte,
sulla terra che nasce:

un suono d'ali
di nuvola che s'apre
sul mio cuore:

nessuna cosa muore,
ce in me non viva.

Tu mi vedi: così lieve son fatto,
così dentro alle cose
che cammino coi cieli;

che quando Tu voglia
in seme mi getti
già stanco del peso che dorme.

(da “Oboe sommerso”, 1932)

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LA MURAGLIA

E già sulla muraglia dello stadio,
tra gli spacchi e i ciuffi d'erba prensile,
le lucertole guizzano fulminee;
e la rana ritorna nelle rogge,
canto fermo alle mie notti lontane
dei paesi. Tu ricordi questo luogo
dove la grande stella salutava
il nostro arrivo d'ombre. O cara, quanto
tempo è sceso con le foglie dei pioppi,
quanto sangue nei fiumi della terra.

(da “Giorno dopo giorno”, 1947)

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NON HO PERDUTO NULLA

Sono ancora qui, il sole gira
alle spalle come un falco e la terra
ripete la mia voce nella tua.
E ricomincia il tempo visibile
nell'occhio che riscopre la luce.
Non ho perduto nulla.
Perdere è andare di là
da un diagramma del cielo
lungo movimenti di sogni, un fiume
pieno di foglie.

(da “Dare e avere”, 1966)

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LA FRASE DEL GIORNO
Il poeta è la summa delle diverse "esperienze" dell'uomo del suo tempo, ha un linguaggio che non è più quello delle avanguardie, ma concreto nel senso dei classici.
SALVATORE QUASIMODO, Il poeta e il politico

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