giovedì 5 novembre 2009

Proverbi di novembre

Penultimo atto per i proverbi dialettali dedicati ai mesi partendo da quelli della mia terra, che mi capita di ascoltare a ogni stagione. E allora avanti con il grigio e malinconico novembre.

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Nuember l'è caìn: o se paga 'l fécc, o se fa San Martìn
(Novembre è assassino: o si paga l'affitto o si trasloca)

“Fare San Martino” è espressione dialettale che significa “traslocare”: infatti i contadini sotto mezzadro era proprio in questo periodo, al termine della stagione vegetativa e all’inizio del lungo riposo invernale, che vedevano concluso o rinnovato il loro contratto. Molti si trasferivano presso nuovi terreni e nuovi padroni. In caso si rimanesse nella propria abitazione, era comunque un momento difficile: bisognava reperire i soldi dell’affitto e separarsene con immenso dispiacere. Ecco perché il mese è “Caino”. Capita spesso ancora oggi di sentire gente che “fa San Martino”: la differenza è che va da una casa dotata di tutti i comfort a un’altra simile. È anche tempo di vino novello: in Abruzzo si dice “A Sante Martine vota la cannula e jesce lu vine” (gira la spina ed esce il vino), a Napoli “A San Martino ogni fusto è vino”, in Sicilia “Ppi San Martinu castagni e vinu”, in Veneto “"A San Martin, casca le foje e se spina el bon vin” (cascano le foglie e si spilla il buon vino).

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Nuember ghe n'ha trenta; scolda 'l venter e de vin béven una brenta.
(Novembre ne ha trenta; tieni caldo il ventre e di vino bevine una brenta [antica unità di misura = 75 litri!])

Il freddo si fa sentire adesso, nella nostra società che può contare su moderni riscaldamenti. Possiamo immaginare la sofferenza che si doveva provare allora, quando solo i camini e le stufe davano calore nelle stanze principali e la gente si arrangiava con gli scaldini per il letto e i bracieri, o si rifugiava nel locale più caldo, la stalla, dove il tepore dato dagli animali riscaldava l’aria: ci si trovava lì la sera per ascoltare i racconti dei vecchi. Sul freddo anche alcuni proverbi relativi a Sant’Andrea, ultimo girono del mese: “A Sant’Andrea el frècc al te nega” (il freddo ti annega, ovvero dà quella sensazione di soffocamento che si può provare annaspando nell’acqua); “A Sant’Andrea, munta ‘l frècc in cadrega” (il freddo sale sulla sedia, in italiano si direbbe “monta in cattedra”); “Se per Sant’Andrea non vegnarô, per Sant Ambrös non fallarô” (Se per Sant’Andrea non arriverò, per Sant’Ambrogio non mancherò – è il freddo a parlare).  In Istria il freddo è portato da Santa Caterina (25 novembre): “Santa Catareîna, el giaso par mareîna” (il ghiaccio per la marina). Nel Padovano: “Santa Caterina o neve o brina”. E occorre prestare attenzione anche al campo, per quanto in fase di riposo: “Novembre 'nchiatratu, addiu simminatu” dicono in Calabria, novembre gelato, addio seminato…

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Ai mort, la binchéta e i guant.
(Per i Morti, la giacchetta e i guanti)

Proverbio che ci illumina bene sull’antica civiltà contadina, questo dei  “Morti”, il 2 novembre. Occorre ricordare che la commemorazione dei defunti fu sempre festa grande in tutte le società arcaiche. In Brianza si celebrava – e si celebra tuttora – con due dolci tradizionali: il “pane dei morti”, morbido impasto speziato e mieloso a forma di grosso biscotto ovale, e gli “oss de mord”, gioco di parole intraducibile tra “ossa da mordere” e “osso di morto”, un biscotto simile all’altro ma chiaro e duro - perché ottenuto con l’albume - insaporito con semi di anice, mandorle o arachidi. Ecco che allora i contadini per il 2 novembre vestivano con la giacca festiva e iniziavano a ripararsi dal freddo. In Istria è attestato l’analogo “Par i santi teîra fora i guanti”, nel Padovano “Ai Santi paletò e guanti”, in altre zone del Veneto “Per tuti i Santi tabàro e guanti”.

 

Kathy Pertiet, “November chrisantemum”

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LA FRASE DEL GIORNO
Nessun proverbio mente, solo il suo senso inganna.
PROVERBIO ITALIANO

4 commenti:

stella ha detto...

Interessante davvero!

Luciana Bianchi Cavalleri ha detto...

A proposito di "fare s. Martino", mi è ritornata in mente l'atmosfera del magnifico film di Ermanno Olmi, "L'albero degli zoccoli"...

luciana - comoinpoesia
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la belle auberge ha detto...

leggere questi proverbi fa riflettere su quanto fosse dura la vita nei secoli scorsi. Verrebbe da aggiungere molto al ragionamento, ma preferisco sorvolare. Grazie, Daniele, per questi scampoli di saggezza popolare; il tuo blog è un appuntamento prezioso.
eugenia

DR ha detto...

Grazie a stella, luciana ed eugenia... ho sempre valutato di godere di comfort forse non meritati, ascoltando i discorsi dei miei nonni sulle difficoltà della vita fino agli anni '60. È una cosa che purtroppo i giovani d'oggi non conoscono né riescono a comprendere... L'albero degli zoccoli l'ho visto in edizione originale, è davvero un capolavoro.

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