mercoledì 25 novembre 2009

Povero autunno


GUILLAUME APOLLINAIRE

AUTUNNO MALATO

Autunno malato e adorato
Morirai quando l'uragano soffierà sui roseti
Quando avrà nevicato
Sui frutteti

Povero autunno
Muori in biancore e ricchezza
Di neve e di frutti maturi
In fondo al cielo
Planano sparvieri
Sulle nixi graziose dai capelli verdi e nane
Che non hanno mai amato

Sui confini lontani
I cervi hanno bramito

E quanto amo stagione quanto amo i tuoi suoni
I frutti che cadono e che nessuno raccoglie
Il vento e la foresta che piangono
Tutte le loro lacrime d'autunno foglia a foglia
Le foglie
Pestate
Un treno
Che passa
La vita
Che va.

(da "Alcool", 1913)

L’autunno ha già dato tutti i suoi colori e i suoi frutti, ormai lascia spazio al gelido riposo dell’inverno. Guillaume Apollinaire ne coglie questo stato dando un tono crepuscolare alla sua versatile poesia che attinge a Cubismo, Futurismo, Surrealismo, Dadaismo… La fine dell’autunno è una malattia, un lungo deliquio coperto dal lenzuolo bianco della brina che prepara i candidi giorni di neve. Sui rami restano i frutti non raccolti, in particolare i cachi che punteggiano d’arancio gli ossuti rami neri, nei campi deserti il poeta immagina in difficolta le Nixi, divinità romane legate al momento del parto: è il momento in cui nulla fa pensare alla nascita ma che tuttavia proprio per questa decadenza piace ad Apollinaire, così come si ama lo splendore veneziano sempre in bilico verso lo sprofondo. È la vita che passa, ci dice: l’autunno che finisce ne è la sua testimonianza.

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© PTorrodellas / Flickr

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LA FRASE DEL GIORNO
Oltre l'Autunno i poeti cantano / Alcuni prosaici giorni / Un poco al di qua della neve / E al di là della Foschia.
EMILY DICKINSON, Poesie

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