domenica 29 novembre 2009

Come sempre il vivere

GIUSEPPE UNGARETTI

ULTIMI CORI PER LA TERRA PROMESSA, 1

Agglutinati all'oggi
I giorni del passato
E gli altri che verranno,

Per anni e lungo secoli
Ogni mattino sorpresa
Nel sapere che ancora siamo in vita,
Che scorre sempre come sempre il vivere,
Dono e pena inattesi
Nel turbinio continuo
Dei vani mutamenti.

Tale per nostra sorte
Il viaggio che proseguo,
In un battibaleno
Esumando, inventando
Da capo a fondo il tempo,
Profugo come gli altri
Che furono, che sono, che saranno.

(da "Il taccuino del vecchio", 1960)

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È ancora il tempo, tema centrale nella poesia di Ungaretti, a scorrere in questa poesia, il primo dei 27 “Ultimi cori per la Terra Promessa”, nato, come specifica lo stesso autore, “da un breve ritorno fatto l’anno scorso [1951] in Egitto insieme a Leonardo Sinisgalli” e suggerito “in particolare dal paesaggio di deserto della Necropoli di Sakkarah”.

C’è però una diversa visione rispetto ai giorni dell’«Allegria»: lo stupore giovanile e un po’ elementare ora si è mutato in sguardo esperto, vissuto – Ungaretti ha 64 anni quando scrive questo primo coro, e intravede la Terra Promessa, la fine che porrà termine alla sua condizione di profugo del tempo, di esule dell’esistenza.

E dunque, ripensando a questo paesaggio desertico, Ungaretti medita sul viaggio terrestre, sulle memorie e sulle speranze, sui ricordi e sui progetti che sono ancorati sempre all’attimo presente, in questa vita che ci sorprende nonostante tutte le sue novità tanto che non sappiamo dire se essa sia un dono o non piuttosto una pena. Ma comunque, profughi, esuli in questo tempo ci barcameniamo nel breve spazio dei giorni tra ciò che abbiamo compiuto e ciò che potremo fare…

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© Philippe Goessens

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LA FRASE DEL GIORNO
Quando un giorno ti lascia / pensi all’altro che spunta.
GIUSEPPE UNGARETTI, Il taccuino del vecchio

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