lunedì 19 ottobre 2009

In sogno

WISLAWA SZYMBORSZKA

ELOGIO DEI SOGNI

In sogno
dipingo come Vermeer.
Parlo correntemente il greco
e non solo con vivi.
Guido l'automobile,
che mi obbedisce.
Ho talento,
scrivo grandi poemi.
Odo voci
non peggio di santi autorevoli.
Sareste sbalorditi
dal mio virtuosismo al pianoforte.
Volo come si deve,
ossia con le mie forze.
Cadendo da un tetto
so planare dolcemente sul verde.
Non ho difficoltà
a respirare sott'acqua.
Mi rallegro di sapermi sempre
svegliare prima di morire.
Non appena scoppia una guerra
mi giro sul fianco preferito.
Sono, ma non devo
esserlo, una figlia del secolo.
Qualche anno fa
ho visto due soli.
E l'altro ieri un pinguino
con assoluta chiarezza.

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Qualche giorno fa, facendo considerazioni con un’amica sul Nobel alla sconosciuta Herta Müller, ci è capitato di paragonare il suo caso con quello della poetessa polacca Wislawa Szymborska, insignita più o meno allo stesso modo nel 1996. In realtà, lei era poco conosciuta in Italia, ma famosa nel mondo. Comunque, sono andato a rileggermi qualche sua poesia e ho deciso di condividere questa “Elogio dei sogni”: la consueta ironia, il paradosso di cui la Szymborska fa largo uso nei suoi versi qui si librano in volo nel territorio del sogno, spaziano senza più i vincoli che li legano alla terra. Tutto diventa possibile, come nel Sonetto 87 di Shakespeare: “Nel sonno un re, niente al risveglio”.

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Salvador Dalì, “Il fantasma di Vermeer”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il sogno è una seconda vita.
GÉRARD DE NERVAL, Aurelia

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