domenica 27 settembre 2009

La passeggiata di Soffici

ARDENGO SOFFICI

VIA

Palazzeschi, eravamo tre,
Noi due e l'amica ironia,
A braccetto per quella via
Così nostra alle ventitré.

Il nome, chi lo ricorda?
Dalle parti di san Gervasio;
Silvio Pellico o Metastasio;
C'era sull'angolo in blù.

Mi ricordo però del resto:
L'ombra d'oro sulle facciate,
Qualche raggio nelle vetrate;
Agiatezza e onorabilità

Tutto nuovo, le lastre azzurre
Del marciapiede annaffiato,
Le persiane verdi, il selciato,
I lampioni color caffè;

Giardinetti disinfettati,
Canarini ai secondi piani,
Droghieri, barbieri, ortolani,
Un signore che guardava in sù,

Un altro seduto al balcone,
Calvo, che leggeva il giornale,
Tra i gerani del davanzale
Una bambinaia col bebè;

Un fiacchiere fermo a una porta
Col fiaccheraio assopito,
Un cane barbone fiorito
Di seta che ci annusò;

Un sottotenente lucente,
Bello sulla bicicletta,
Monocolo e sigaretta,
Due preti, una vecchia, un lacchè.

- Che bella vita - dicesti -
Ammogliati, una decorazione,
Qui tra queste brave persone,
I modelli delle città.

Che bella vita fratello! -
E io sarei stato d'accordo;
Ma un organetto un po' sordo
Si mise a cantare: "Ohi Marì.."

E fummo quattro oramai
A braccetto per quella via.
Peccato! La malinconia
S'era invitata da sé.

(da “Intermezzo”)


Ardengo Soffici, pittore e scrittore, era un Futurista sui generis. Questa poesia ne è testimonianza: non ci sono gli sperimentalismi marinettiani ma si può cogliere un’impressione cinematografica nello scorrere veloce delle scene, come se una macchina da presa sul carrello accompagnasse i due protagonisti della passeggiata notturna per una via di Firenze: Soffici e Aldo Palazzeschi, dunque, e un’invitata di lusso, l’ironia, apertamente dichiarata dallo stesso Soffici quasi a indirizzare la lettura. Così i due se ne vanno per una via che ci parla di un nostalgico anteguerra tra i negozietti dei commercianti e uno zoo di personaggi e quasi invidiano quella tranquillità… Non fosse per l’aria di una canzonetta che all’improvviso frantuma quello scenario come uno specchio lasciando nell’aria la malinconia.

Didier Lourenco, “Charlas nocturnas”

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LA FRASE DEL GIORNO
Un desiderio di desideri: la malinconia.
LEV TOLSTOJ, Anna Karenina

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