venerdì 28 agosto 2009

La leggenda dell’ulivo

Una nuova città stava nascendo sulle mosse colline dell’Attica: il destino aveva preparato per essa molte glorie. Non aveva ancora nome quando due divinità lottarono per contendersi l’onore di darle il proprio. Ma come scegliere? Zeus quel giorno era di ottimo umore, non doveva tenere a bada gli amanti di Era né trasformarsi in pioggia per amare una donna: decise di intitolare la nuova città a chi tra Poseidone e Atena avesse portato il dono migliore.

Il dio del mare scosse il tridente e si mise a percuotere la sabbia bagnata della battigia: ne scaturì un meraviglioso cavallo bianco che incominciò a correre sul bagnasciuga. Poseidone pensò di avere ottenuto la palma della vittoria con quell’utile animale: poteva condurre lontano, tirare l’aratro, essere usato in combattimento.

Pàllade Atena invece si portò a ridosso delle mura in costruzione e sfiorò la terra con la sua lancia: d’incanto tutta la collina si ricoprì di piante dalle foglie d’argento con delle bacche verdi, centinaia e centinaia di ulivi. Era quello il dono migliore, come sentenziò Zeus: luce, alimento e simbolo di pace. In onore della dea la città venne chiamata Atene.

 

Vincent Van Gogh, “Ulivi e cielo giallo”

 

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LA FRASE DEL GIORNO
I miti non costituiscono soltanto l’armatura della vita umana, ma sono per di più i portatori di una vera e propria «metafisica teorica».
MARCEL DETIENNE, Il mito - Guida storica e critica

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