lunedì 24 agosto 2009

I libri proibiti

Nel corso di “Cortonantiquaria”, la mostra di antiquariato che si svolge nella città toscana dal 22 agosto al 6 settembre, c’è un interessante evento collaterale, un ‘esposizione organizzata dalla libreria inglese Quaritch e dalla fondazione Giangiacomo Feltrinelli di Milano, “I libri proibiti”.

È un percorso che scorre la censura attraverso i secoli: motivi politici, religiosi, civili oppure  leggi e costumi sono all’origine dell’alt imposto agli autori - o in taluni casi addirittura autoimposto, come capitò a Galileo. La nota sul sito di Palazzo Vagnotti, sede della mostra di Cortona, sottolinea: “Tutte le storie di rogo, soppressione, mutilazione o tacito boicottaggio, insieme alla più sistematica e coerente operazione di elenco di libri ‘perniciosi’, l’Index, hanno in realtà concorso a costruire un lista che, per ironia della storia, ha procurato immortalità a questi testi, trasformando gli strumenti di repressione in cataloghi di opere da possedere e leggere”.

Ecco allora le edizioni pirata del “Principe” di Machiavelli, con altri testi politicamente o moralmente scomodi, potenzialmente sovversivi per lo stato e la religione: il “Leviatano” di Hobbes, il “Contratto sociale” di Rousseau, il “Defensor pacis” di Marsilio da Padova, i “Diritti dell’uomo” di Thomas Paine. I tempi più recenti sono rappresentati da un volantino programmatico degli studenti di Piazza Tienanmen. Il “Saggio sul suicidio” di Hume attinge alla sfera etica, “Pane e vino” di Silone, in tedesco, a quella della sovversione.

C’è poi tutta la censura dell’erotismo e del licenzioso: l’anonimo “Grigri”, una parodia di Voltaire sulla vicenda di Giovanna d’Arco, “Pot-Bouille” di Victor Hugo, il cui testo non poté neppure essere letto al processo per oscenità, la traduzione francese di “Lady Chatterley” di Lawrence.

Ma, per dirla con Oscar Wilde: “Non ci sono libri morali o immorali. Ci sono libri scritti bene e libri scritti male. E questo è tutto”.

© Rob Van Kleef

 

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LA FRASE DEL GIORNO
Se tutti gli editori fossero determinati a non stampare alcunché fino a che saranno sicuri di non offendere nessuno, ben poco sarebbe stampato.
BENJAMIN FRANKLIN

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