martedì 14 luglio 2009

Salinas tra realtà e illusione

È stato, accadde, è vero.
Fu in un giorno, fu una data
che segna il tempo al tempo.
Fu in luogo che io vedo.
I suoi piedi toccavano il suolo
questo stesso che noi tocchiamo.
Il suo vestito
era simile ad altri
che indossavano altre donne.
Il suo orologio
sfogliava calendari,
senza scordare l'ora :
come contano gli altri.
E quello che lei mi disse
fu in idioma del mondo,
con grammatica e storia.
Così vero
che sembrava menzogna.

No.
Devo viverlo dentro,
me lo devo sognare.
Togliere il colore, il numero,
il respiro tutto fuoco,
con cui mi bruciò nel dirmelo.
Mutare tutto in forse,
in mero caso, sognandolo.
Così, quando vorrà smentire
ciò che mi disse allora,
non mi morderà il dolore
d'una felicità perduta
che io tenni tra le braccia,
come si tiene un corpo.
Crederò di aver sognato.
Che tutte quelle cose, così vere,
non ebbero corpo, né nome.
Che perdo
un'ombra, un sogno ancora.

Questa poesia di Pedro Salinas fa parte di “La voce a te dovuta”, un poema in settanta componimenti del 1933 che racconta una storia d’amore con i suoi sentimenti, i suoi dolori, i suoi silenzi: monologhi e dialoghi che si intersecano nella memoria. E, come capita nella memoria, non c’è tempo: il loro ordine non è quello cronologico, ma quello imposto dal ricordo.

In questo caso Salinas si bilancia tra realtà e illusione: nella prima parte àncora l’amata e gli oggetti nel reale, cerca di assumere la consapevolezza che quanto accade a ognuno accade anche ad altri, che innumerevoli volte è accaduto e accadrà nella storia del mondo. La data, il luogo, il suolo, il vestito, il tempo, il linguaggio: tutto è condivisibile. Persino quelle parole dette mille volte in mille posti diversi a mille persone differenti: sono talmente vere, talmente reali da divenire il loro opposto, la menzogna.

Dimenticare che è stato, scivolare nell’illusione è la soluzione, abbandonarsi ai se, alle ipotesi, mettere in dubbio ciò che è stato, che dolorosamente è stato, negare la sofferenza, convincersi di aver sognato, di non avere avuto la propria felicità esanime tra le braccia, persuadersi che se si perde qualcosa è solo un’ombra, un’altra illusione che svanisce come la luce di un tramonto.

   Manuel Castro, “The farewell”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ti basta un’illusione / per farti coraggio.
GIUSEPPE UNGARETTI, L’Allegria

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