giovedì 23 luglio 2009

Quello spione di Hemingway

“Spies: The Rise and Fall of the KGB in America” è un libro edito dalla Università di Yale ed è opera di John Earl Haynes, Harvey Klehr e Alexander Vassiliev. Si tratta di un documento che intende fare luce sullo spionaggio sovietico negli Stati Uniti.

La nota più rilevante è nel nome di una delle spie: nientemeno che Ernest Hemingway. Sarebbe stato addirittura lo scrittore Premio Nobel a presentare domanda al KGB e a incontrare reclutatori sovietici all’Avana e a Londra. Hemingway sarebbe divenuto una spia al soldo dell’U.R.S.S. nel 1941 con il nome in codice “Argo”. Il suo primo incarico fu il viaggio in Cina al seguito della moglie Martha Gellhorn, giornalista di Collier’s: la coppia incontrò Chang Kai-shek e Chou En-lai. Ma lo scrittore americano non fornì niente di concreto sul piano politico e fu cancellato dall’elenco prima della fine degli Anni Quaranta.

Almeno questo è quello che sostiene uno degli autori del saggio, Alexander Vassiliev, ex agente del KGB, che ha potuto consultare per un brevissimo periodo gli archivi del famigerato servizio segreto ai tempi di Stalin. “Una spia dilettante” il commento. Hemingway un dilettante? Impossibile: “Papa” era un professionista in tutto quello che faceva, romanzi, corride, safari, battute di pesca, bevute, sesso. E poi, possibile che non abbia tratto  dall’esperienza neppure un misero racconto?

 

Hemingway nel 1939 (Pubblico dominio)

 

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LA FRASE DEL GIORNO
Ho una vita interessante, ma devo scrivere perché se non scrivo in una certa misura non posso godermi il resto della mia vita.
ERNEST HEMINGWAY, Verdi colline d’Africa

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