giovedì 30 luglio 2009

Il disincanto di Asclepiade


ASCLEPIADE

LA FAMOSA NICÒ

La famosa Nicò
promise che stanotte
sarebbe corsa da me.
Lo giurò su Demetra.
Ma non venne. La ronda è già passata.
Forse intendeva di giurare a vuoto?
Ragazzi, spegnete le lampade.

(dall’Antologia Palatina)

.

Asclepiade, poeta greco nato a Samo nel 320 a.C., era famosissimo nella sua epoca: perfezionò il verso che prese il suo nome, l’asclepiadeo, e generò una schiera di imitatori nella lirica alessandrina. Era un cantore del disincanto: possiamo apprezzarne la portata in questi pochi versi raccolti nell’Antologia Palatina (V, 149). Anche se di lui possediamo solo 45 poesie, non sono frammenti: la  brevità era la sua caratteristica, una semplicità essenziale a corollario della chiarezza dell’espressione. Ne risulta una poesia che racchiude un breve cosmo e trascina la grazia e la verità in una fugace corsa.

Così Asclepiade, poeta del convito e dell’amore, si ritrova solo nel letto a meditare sui giuramenti di una donna, come farà Catullo tre secoli dopo. L’etera Nicò, che aveva promesso di raggiungerlo a casa, non si è fatta vedere, la notte è fonda, la ronda è già passata. Che fare? Servi, spegnete le lampade, è ora di dormire…


© J.S. Agar


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LA FRASE DEL GIORNO
In tutto il mondo non esistono che diamanti, diamanti e forse lo squallido dono del disincanto. Bene, io possiedo quest'ultimo e, come al solito, non saprò che farmene.
FRANCIS SCOTT FITZGERALD, Racconti dell’età del jazz

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