lunedì 8 giugno 2009

Lezione di poesia

“Su, piccolo giovane poeta, questa è la sera adatta, mi sembra; è primavera, siamo al crepuscolo, il cielo anche è propizio per via di quelle nubi lunghissime, avanti dunque, se sei capace, parla”.

“Ecco… per esempio – cominciò il Poeta balbettando – ecco.. vedi quella finestra illuminata, lassù, quasi in cima al casamento?”

“Quella finestra, dici?”.

“Ma si,  perché? Forse che non va bene?”

“È inaudito ragazzo mio! Tu parli proprio di quella finestra al nono piano se l’ho contato giusto, l’unica accesa in tutto il palazzo?”

“Si precisamente quella”.

“Ah, è incredibile! Tu, poeta, tu invitato  da noi appositamente, pagato anche: tu hai il coraggio di parlare della finestra accesa  nella notte, eccetera. (Chi ci sarà in quella stanza? Una mamma  che veglia il bambino malato? Un falsario che lavora? Un poeta che sogna?). Ma è spaventoso, capisci.

Questo è il massimo della banalità.

Non c’è studentessa di normali che non abbia già scritto tutto questo nelle pagine del diario”.

“E allora? Che significa? Proprio questo coraggio bisogna avere. La finestra accesa nella notte, esattamente, con le fantasie corrispondenti, così banali, spontanee, così facili. Dopo le studentesse, anch’io.

Solo che i loro diari appassiranno ignoti, chiusi nel fondo dei cassetti.

Mentre per me la gente si volterà, le orecchie tese, le bocche semiaperte a bere, a bere ciò che è la vita. E io volerò sopra di loro!”

 “Lezione di poesia” si intitola questo breve racconto di Dino Buzzati tratto da “Esperimento di magia”, una raccolta edita nel 1958. Poesia è tutto, è anche la banalità del vivere quotidiano, il minimalismo dell’esistenza. Non c’è bisogno di andare dove regna la guerra per cercarla, o nei lussuosi salotti mondani, non serve attingere a esperienze estreme, gettarsi a capofitto dove si crede che ci sia l’avvenimento – tutto il contrario della televisione odierna, e forse è proprio per questo che la poesia langue nelle sue nicchie.

Edward Hopper, “The night window”, 1928

 

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LA FRASE DEL GIORNO
“Cos'è la poesia?” domandò il monaco. “È un mistero ineffabile”, ripose Yuko. Un mattino, il rumore della brocca dell'acqua che si spacca fa germogliare nella testa una goccia di poesia, risveglia l'animo e gli conferisce la sua bellezza. È il momento di dire l'indicibile. È il momento di viaggiare senza muoversi. È il momento di diventare poeti. Non abbellire niente. Non parlare. Guardare e scrivere. Con poche parole.
MAXENCE FERMINE, Neve

2 commenti:

comoinpoesia.com ha detto...

eheheh....(proprio in queste ultime 48 ore, ho scritto di una musica di pianoforte proveniente da una finestra e dispersa nel vento...)

Luciana - comoinpoesia
.

DR ha detto...

Poesia che vola nell'aria, piccolo seme che germoglia sulla carta...

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