lunedì 29 giugno 2009

La persistenza dell’amore

Erano i capei d'oro a l'aura sparsi,
che 'n mille dolci nodi li avvolgea;
e il vago lume oltre misura ardea
di quei begli occhi, ch'or ne son sì scarsi.

E 'l viso di pietosi color farsi,
non so se vero o falso, mi parea;
i' che l'esca amorosa al petto avea,
qual maraviglia se di subito arsi?

Non era l'andar sua cosa mortale,
ma d'angelica forma; e le parole
sonavan altro che pur voce umana.

Uno spirto celeste, un vivo sole
fu quel ch'i vidi, e se non fosse or tale,
piaga per allentar d'arco non sana.


Famosissimo è questo sonetto, il novantesimo del “Canzoniere” di Francesco Petrarca: è un esempio perfetto di lirica amorosa. Certo, il linguaggio italiano del Trecento risulta arduo alle nostre orecchie abituate alle parole semplificate della televisione, ma ricostruire la storia raccontata da questi quattordici versi è una vera soddisfazione.

Il Petrarca ci dice come la sua anima, a distanza di tempo, vibri ancora alla dolce visione della donna amata, quella Laura sapientemente occultata in un gioco di parole all’inizio del sonetto. La prima volta che la vide era il 6 aprile del 1327, nella chiesa di Santa Chiara ad Avignone. Petrarca aveva 23 anni, Laura diciannove. Nel ricordo c’è il vento che soffia e muove i capelli della ragazza, sovrapponendoli e quasi intrecciandoli. E c’è, nell’immagine che il poeta ha di lei, la bella lucentezza degli occhi che ora, ahimè, è diminuita per il trascorrere dell’età, per quanto il sentimento resti immutato.

Quel tempo passato consente ora al poeta di porsi una domanda: si chiede se quell’emozione provata, quell’intensa estasi amorosa che provò nel vedere Laura per la prima volta fu una vera commozione o se fu un’illusione. Certo è che quel sentimento di amore che aveva nell’animo fu come una scintilla e divampò in breve in un cuore già predisposto. Quell’esaltazione emotiva ebbe l’effetto di trasformare la donna in una dea, in un essere angelico, una immateriale figura che parlava con una voce da divinità, una melodiosa voce d’amore. Quella dolce immagine è nella memoria del Petrarca, tanto che se Laura fosse ormai diversa, invecchiata, non può fare a meno di sognarla: come una ferita prodotta da una freccia non guarisce quando la corda dell’arco che ha scoccato il dardo si allenta, così il suo amore rimane vivo.


Ritratto di Laura


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LA FRASE DEL GIORNO
Dura legge d'Amor! Ma benché obbliqua,
Servar conviensi; però ch'ella aggiunge
Di cielo in terra, universale, antiqua.
FRANCESCO PETRARCA, Triumphus Cupidinis, II

3 commenti:

Matteo Porretta ha detto...

petrarca...il chirurgo...i suoi sono versi incredibili

Antonella ha detto...

La questione è: può un sentimento trasfigurare l'immagine di una persona e quindi imopedirti di vederla come realmente è? Si, purtroppo, ma mentre allora non si svegliavano ora il risveglio è amaro.

DR ha detto...

@Matteo: mi meraviglio sempre dei versi dei poeti in secoli lontani. Quasi non volessi credere che i sentimenti non mutano con il trascorrere del tempo, che uomini e donne erano quelli e uomini e donne siamo noi.

@Antonella: il disinganno è sempre amaro, almeno quanto dolce è l'innamoramento.

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