giovedì 11 giugno 2009

Betocchi e la magnolia

D’ESTATE

E cresce, anche per noi
l'estate
vanitosa, coi nostri
verdissimi peccati;

ecco l'ospite secco
del vento,
che fa battibecco
tra le foglie della magnolia;

e suona la sua
serena
melodia, sulla prua
d'ogni foglia, e va via

e la foglia non stacca,
e lascia
l'albero verde, ma spacca
il cuore dell'aria.


Coglie le sonorità dell’estate Carlo Betocchi, poeta che apprezzo molto e che ultimamente leggo spesso: le magnolie, così frequenti nei nostri giardini, hanno foglie verdi, dure e resistenti che fanno pensare a piccoli ventagli cinesi, oblunghi e lucidi, quelli rotondi che non si ripiegano. Giorgio Bassani nelle “Cinque storie ferraresi” le aveva definite “nere, come unte”. E il vento le scuote, ne trae una musica sorda, come se suonasse uno xilofono: però d’estate le lascia sull’albero, non le stacca come l’autunno, portandole via – va ricordato però che questo tipo di magnolia, sovente alto anche dieci metri, la Magnolia grandiflora, è un sempreverde.

Ascolta la sommessa melodia il poeta, nell’oziosa serenità dei giorni d’estate e annusa l’aroma di quei grandi fiori di cera, che si aprono al caldo della bella stagione.


Fotografia: Kurt Stueber (Licenza GNU FDL)

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LA FRASE DEL GIORNO
Non bisogna mai ascoltare i fiori. Basta guardarli e annusarli.
ANTOINE DE SAINT-EXUPÉRY, Il piccolo Principe

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