sabato 9 maggio 2009

Il cappello alpino

Mi trovo a Latina per l’82a Adunata Nazionale degli Alpini: il tema scelto quest’anno per le cerimonie e per la lunga sfilata che inizierà alle otto di domani per terminare dieci ore dopo è “Dai ghiacciai alle paludi con tenacia a difesa del dovere” ed è arricchito da un senso di fratellanza con gli abruzzesi, popolazione di montagna e quindi vasto serbatoio delle truppe alpine.

Per spiegare cosa significhi essere alpino, riporto una delle più belle descrizioni del cappello alpino, rinvenuta nelle tasche di un caduto in Grecia:

SAPETE COS’È UN CAPPELLO ALPINO?

E' il mio sudore che l'ha bagnato e le lacrime che gli occhi piangevano e tu dicevi: "nebbia schifa".
Polvere di strade, sole di estati, pioggia e fango di terre balorde, gli hanno dato il colore.
Neve e vento e freddo di notti infinite, pesi di zaini e sacchi, colpi d'armi e impronte di sassi, gli hanno dato la forma.
Un cappello così hanno messo sulle croci dei morti, sepolti nella terra scura, lo hanno baciato i moribondi come baciano la mamma.
L'han tenuto come una bandiera.
Lo hanno portato sempre.
Insegna nel combattimento e guanciale per le notti.
Vangelo per i giuramenti e coppa per la sete.
Amore per il cuore e canzone di dolore.
Per un Alpino il suo CAPPELLO E' TUTTO.

alpini

 

È una poesia che spiega bene il senso di appartenenza che lega chi ha servito in questo corpo e che tuttora "serve" facendo quello che può e quello che sa, molto spesso più del necessario. Non è solo quello che viene definito "spirito di corpo", è qualcosa che va oltre, è un temperamento che si è venuto formando, che ha forgiato il carattere. E sì, c'entrano anche le montagne, o meglio la disciplina e i sacrifici che la montagna esige, perché lassù nulla si improvvisa e nulla si lascia al caso.

E allora quando c'è da rimboccarsi le maniche, che sia per un'emergenza come quella del sisma in Abruzzo, come furono quelle dei terremoti in Friuli, in Armenia e in Umbria, o per un gesto di riconoscenza come la costruzione di un asilo a Rossosch, in Ucraina, dove si svolse la tremenda ritirata del 1942-43, o ancora per l'attivazione di un ospedale da campo sempre pronto quale è quello dell'A.N.A., l'alpino c'è. Ma anche per quelle che possono sembrare piccole cose, come le raccolte di fondi per le associazioni umanitarie o la Colletta Alimentare di fine novembre. C'è, l'alpino, con il suo cappello e la sua gentilezza un po' rude delle genti di montagna. C'è e se deve dare una mano non lesina a muoversi in prima persona. Orgoglioso di quel cappello che ne ha viste tante: no, non le guerre e i loro orrori, ma certamente le piogge e il fango delle marce e delle alluvioni, la polvere dei sentieri e dei terremoti, il sole a picco delle giornate passate con la Protezione Civile. Quel cappello che onora perché tanti con esso hanno sofferto.

 

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LA FRASE DEL GIORNO
Buoni e semplici come eroi e fanciulli; audaci e prudenti come soldati di razza; robusti, resistenti come il granito dei loro monti; calmi, sereni come pensatori o filosofi; col cuore pieno di passione malgrado la fredda scorza esteriore, al pari  di vulcani coperti di ghiacci e di neve tali apparvero, nell'alpe nostra gli alpini d' Italia.
CESARE BATTISTI (il patriota, non il brigatista)

2 commenti:

Luciana Bianchi Cavalleri ha detto...

ho visto al TG le immagini di Latina:
t'immagino "travolto da quest'emozione viva"!

luciana - comoinpoesia.

DR ha detto...

Sto catalogando le fotografie del viaggio, oltre 700! Penso che posterò una photo gallery. Sabato pomeriggio è stato davvero emozionante: ci siamo incontrati con i nostri "gemelli" abruzzesi. Lacrime, arrosticini, musica, balli e un po' di Cerasuolo...

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