“Vorrei con te passeggiare, un giorno di primavera, col cielo di color grigio e ancora qualche vecchia foglia dell’anno prima trascinata per le strade dal vento, nei quartieri della periferia; e che fosse domenica. In tali contrade sorgono spesso pensieri malinconici e grandi; e in date ore vaga la poesia, congiungendo i cuori di quelli che si vogliono bene. Nascono inoltre speranze che non si sanno dire, favorite dagli orizzonti sterminati dietro le case, dai treni fuggenti, dalle nuvole del settentrione. Ci terremo semplicemente per mano e andremo con passo leggero, dicendo cose insensate, stupide e care. Fino a che si accenderanno i lampioni e dai casamenti squallidi usciranno le storie sinistre della città, le avventure, i vagheggiati romanzi”.
Da un po’ di mesi sto leggendo i racconti di Dino Buzzati, meravigliosi esempi di una fantasia vivace, ricchi di invenzioni che partono dai dati di fatto per sconfinare nel sogno e nel fantastico, portando persone normali a essere protagonisti di avventure che svelano le relazioni segrete dell’esistenza. Il breve stralcio riportato è tratto da “Inviti superflui”, in “Paura alla Scala”, la sua seconda raccolta di racconti, del 1949. Qui non c’è nulla di particolare, solo un uomo che vagheggia il ricongiungimento con un’amata lontana e si raffigura gli incontri in ciascuna delle quattro stagioni per poi smontarli con l’indifferenza e la distrazione della donna, attenta alle calze, al vestito, alle vetrine, all’avvenire…
Strade di città in primavera che mi hanno riportato alla mente una poesia del 1947 di Vittorio Sereni, da “Gli strumenti umani”:
VIA SCARLATTI
Con non altri che te
è il colloquio.
Non lunga tra due golfi di clamore
va, tutta case, la via;
ma l'apre d'un tratto uno squarcio
ove irrompono sparuti
monelli e forse il sole a primavera.
Adesso dentro lei par sempre sera.
Oltre anche più s'abbuia,
è cenere e fumo la via.
Ma i volti i volti non so dire:
ombra più ombra di fatica e d'ira.
A quella pena irride
uno scatto di tacchi adolescenti
l'improvviso sgolarsi d'un duetto
d'opera accorso a un capannello.
E qui t'aspetto.
A Milano Via Scarlatti è ancora oggi come la descrive Sereni: una strada tra alti palazzi che collega Corso Buenos Aires al piazzale della Stazione Centrale: i “monelli” ora sono ragazzi in motorino. E il poeta che è in ognuno di noi, ancora aspetta.

Fotografia: Milano mia
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LA FRASE DEL GIORNO
Dal sogno un’acuta dolcezza si prolunga nel giorno e di essa si è vivi…
VITTORIO SERENI, Diario d’Algeria
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