Sempre la primavera ci stupisce con il suo risveglio: ci pare un miracolo nuovo tutti gli anni, eppure è da milioni di anni che il ciclo delle stagioni si ripete. Così, ogni marzo, ci lasciamo stupire da questo rinnovamento e ci abbandoniamo anche noi alla rinascita dopo il lungo letargo invernale.
Anche Salvatore Quasimodo si identificò in questo risveglio dipingendo un'immagine di primavera in una poesia di "Acque e terre", opera del 1930 che raccoglieva i suoi primi componimenti:
SPECCHIO
Ed ecco sul tronco
si rompono gemme:
un verde più nuovo dell'erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto,
piegato sul botro.
E tutto mi sa di miracolo;
e sono quell'acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c'era.
Così, d'improvviso, tutto diverso nel solito mondo: sui rami spuntano le gemme, escono con forza ancestrale dalla corteccia; la vita si rinnova anche nel colore dell'erba, fa risorgere il tronco ricurvo sul dirupo, rende più azzurro il cielo che si rispecchia nell'acqua stagnante. Ed ecco lo stupore, l'emozione: quello che fa di un pensiero una poesia...

0 commenti:
Posta un commento