mercoledì 31 dicembre 2008

Statistiche 2008


La fine dell'anno è tempo di bilanci e di statistiche. Non sarà un post interessante questo, ma serve a fare un punto, come quando Windows chiede di creare un punto di ripristino.

Dunque, "Il canto delle sirene" è nato il 12 gennaio 2008 e consta, con questo, di 355 post, che hanno ricevuto 321 commenti.

Le visite sono state quasi 22.000, i visitatori hanno trascorso in media sul blog un minuto e 47 secondi: sono stati più di 15.000, sparsi in 52 diversi paesi - la maggior parte, oltre 14.000, naturalmente in Italia. Guidano la pattuglia straniera gli svizzeri, davanti a tedeschi, americani, francesi, inglesi e spagnoli. Un caloroso saluto agli isolati visitatori di Guadalupa, Moldavia, Emirati Arabi Uniti e San Marino.

Il record di visite, 182 da 156 visitatori, si è avuto il giorno successivo alla maturità, giovedì 19 giugno. Il minimo, 36 per 35 visitatori, a Natale: comprensibile, tutti a tavola con i parenti, e chi ha tempo per Internet? A Santo Stefano erano però 103...

Il post più letto "Immagini suggestive", quello che raccoglie una serie di immagini poetiche, seguito da "Ripenso il tuo sorriso", che parla dell'omonima poesia di Montale scelta come traccia per la maturità.
Le principali parole chiave che conducono al blog: foto sirene, immagini suggestive, immagini poetiche, immagini sirene, anafora, dora markus, cos'è la poesia, poesie inglesi sull'italia, carlo michelstaedter, studiare latino.

Un grazie ai blog che linkano "Il canto delle sirene" e gli danno maggiore visibilità:
Como lago & poesia
Creare blog
La Belle Auberge
Lario in poesia
Luciana Bianchi Cavalleri

E a tutti i migliori auguri per un 2009 sereno e ricco di soddisfazioni. Buon anno!

Fotografia: MirrorPix



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LA FRASE DEL GIORNO
È facile mentire con le statistiche. È difficile dire la verità senza.
ANDREJS DUNKELS

martedì 30 dicembre 2008

Roland Topor



Roland Topor, disegnatore, caricaturista, autore e regista francese, scomparso nel 1997 a 59 anni, ci ha lasciato disegni a penna e a matita che rivelano un lato inquietante e graffiante sotto la loro apparente dolcezza. Un grottesco che si può paragonare ai cioccolatini ripieni di peperoncino.

L’artista francese eccelle nel paradosso, affinato su una tecnica acquisita magistralmente negli studi alle Beaux-Arts di Parigi, e nell’immaginario, talora sensuale, talora licenzioso, ma sempre surreale, sulla falsariga dei surrealisti belgi ed in particolare di Magritte. Ogni suo disegno è un sorprendente viaggio attraverso l’onirico, l’inconscio, l’irrazionale.


Ciel ouvert


L'ile de Paques


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LA FRASE DEL GIORNO
L'arte mette in disordine la vita. I poeti dell'umanità ristabiliscono ogni volta il caos.
KARL KRAUS, Heine e le conseguenze

lunedì 29 dicembre 2008

Due tipi di silenzio


Il giorno di Natale è scomparso il Premio Nobel 2005 Harold Pinter. Del drammaturgo inglese, noto e premiato più per le sue virulente crociate radical-chic che per la peraltro lodevole opera nell'ambito del teatro dell'assurdo, mi è capitato di leggere in questi giorni lo stralcio di un discorso del 1962, pronunciato davanti agli studenti del Festival di Bristol:

"Esistono due tipi di silenzio. Uno quando nessuna parola è pronunciata. L'altro, quando si ricorre ad un torrente di parole. È il suo riferimento continuo. Il discorso che si ascolta è un segno di ciò che non si ascolta. È una finta necessaria, uno schermo di fumo, violento, ipocrita, angosciato o beffardo, che mantiene l'altro al suo posto. Quando il vero silenzio cade, si conservano ancora degli echi ma si è più vicini alla nudità. Un modo di vedere il discorso, è dire che costituisce uno stratagemma permanente per nascondere la nudità."

Ecco, quante persone al mondo parlano e parlano per riempire il vuoto di nulla: le loro parole sono un rumore di sottofondo, assomigliano davvero a quell'altro silenzio, l'assenza di suono ormai tanto difficile da ritrovare. Sembra che ne abbiamo addirittura paura e ci riempiamo le orecchie con la musica dell'iPod, con il vano cicaleccio dei salotti televisivi. Forse per timore di dover confrontarci con le parole che abbiamo dentro di noi...


Copertina di un disco di Ona Olabule


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LA FRASE DEL GIORNO
Farsi intendere senza parlare, con il silenzio, attraverso la magia delle cose, è un'arte.
LUIGI MALERBA, Il serpente

domenica 28 dicembre 2008

Il terremoto di Messina


Erano le 5.21 del mattino il 28 dicembre del 1908, un lunedì tra Natale e Capodanno, quando Messina e la costa nordorientale della Sicilia furono colpite da un disastroso terremoto, classificato dagli strumenti oltre il livello più alto della scala Mercalli: il sismologo dovette aggiungere un undicesimo grado alla sua tabella. La terra tremò per 37 lunghissimi secondi. Un maremoto giunse a peggiorare le cose, flagellando le coste di Sicilia e Calabria. I danni furono gravissimi a Reggio, ma catastrofici a Messina: il 90 per cento degli edifici venne raso al suolo dal sisma. Le vittime furono ottantamila, più della metà della popolazione messinese. A Reggio i morti furono quindicimila, un terzo degli abitanti. L'Italia visse la sua maggiore catastrofe naturale.

L'incrociatore "Aurora" della marina russa e alcune navi militari inglesi, che si trovavano nello Stretto, portarono i primi soccorsi. Poi la notizia si diffuse, certo non velocemente come può essere ai nostri giorni, e la macchina della solidarietà internazionale si mise in moto. L'esercito, intervenuto con un imbarazzante ritardo, contribuì a cercare i superstiti e a recuperare i cadaveri, poi servì a stabilire l'ordine pubblico. Sul posto giunse anche la regina Elena a recare conforto e a manifestare la presenza del Regno d'Italia vicino alla popolazione terremotata. Ma la giovane Italia giolittiana si mostrò traballante e fragile, a neanche cinquant'anni dalla sua unificazione. Già allora si dovette affidare ai volontari: è ancora ricordato il deputato cattolico Micheli, che dall'Appennino parmense scese a portare aiuto ai fratelli meridionali.

La devastazione a Messina fu talmente grande che oggi, cento anni dopo, non vi sono più segni di quella enorme tragedia: solo una statua dedicata alla regina.

Disegno di Beltrame per la "Domenica del Corriere"



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LA FRASE DEL GIORNO
La sventura non si accetta. Solo la felicità sembra dovuta.
RAYMOND RADIGUET, Il diavolo in corpo

sabato 27 dicembre 2008

Bellezza effimera


Quantunque la bellezza brilli,
essa cade. Così
in questo mondo chi
potrebbe essere in eterno?
Valicando oggi
le profonde valli dell'esistenza
non farò più vani sogni
né mai più m'illuderò!

Il monaco Kobo Daishi, vissuto a cavallo tra l'ottavo e il nono secolo, medita sulla fugacità della bellezza: si pensi a uno splendido fiore che appassisce in pochi giorni. Il poeta giapponese è in buona compagnia: questo è un tema molto frequente nella letteratura e nella poesia d'ogni tempo.

Moliére nel terzo atto delle "Donne sapienti" ricorda che "La bellezza del viso è un fragile ornamento, un fiore che appassisce presto, il bagliore di un istante".

Anche William Shakespeare, nel "Sogno di una notte di mezza estate" è sulla stessa lunghezza d'onda: "Tanto presto quel che risplende è pronto a sparire".

"Cosa bella e mortal passa e non dura" scrive Francesco Petrarca nel sonetto 248 del Canzoniere.
Proverbiale è ormai divenuto un verso di François de Malherbe, poeta francese del XVI secolo:
"Ma lei era del mondo dove le più belle cose
Hanno il peggior destino:
Da Rosa ha vissuto quanto vivon le Rose:
Lo spazio di un mattino".

Qui riecheggia anche "La canzone di Marinella" di Fabrizio De André:
"E come tutte le più belle cose,
vivesti solo un giorno, come le rose".

Questo tempo effimero in cui essa è donata è il prezzo da pagare alla bellezza...





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LA FRASE DEL GIORNO
Le donne belle non sanno invecchiare, gli artisti non sanno allontanarsi quando è tempo dalla scena: hanno torto le une e gli altri.
ARTHUR RUBINSTEIN, Pensieri e aforismi

venerdì 26 dicembre 2008

Trent'anni di Dakar


Non è solo sport la "Dakar", anzi quello è forse il suo aspetto marginale: è avventura, è scoperta di mondi differenti, in particolar modo l'Africa profonda, il suo odore di spezie, le notti fredde e i giorni bollenti dei deserti. In una parola sola, questo particolarissimo rally riservato ad auto, moto e camion è un "mito".

Era il 26 dicembre del 1978 quando partì la prima edizione, dal Trocadero di Parigi, ed il suo nome allora era "Parigi-Dakar" ed aveva già in quell'accorpamento dei nomi di due città lontane qualcosa di epico, rimandava alla "Parigi-Pechino". Quell'anno si radunarono 182 equipaggi: il percorso, voluto dal fondatore Thierry Sabine, si concludeva nel Senegal, a Dakar, dopo 10.000 chilometri di dune, sudore e odore di olio per motori e carburante.

Nel corso di questi trent'anni la situazione è molto cambiata: se le polemiche sulla pericolosità del rally non sono riuscite a minarne lo svolgimento neanche dopo la morte durante la gara del fondatore stesso - e di ben 24 piloti, tra i quali l'italiano Fabrizio Meoni, vincitore nel 2001 e 2002 - i mutamenti politici ed economici e l'escalation del terrorismo internazionale hanno costretto gli organizzatori a spostare il punto di arrivo (Città del Capo) o di partenza (Granada, Barcellona, Lisbona, la stessa Dakar) senza mai lasciare l'Africa.

Lo scorso anno, alla vigilia di Natale, terroristi di Al Qaeda uccisero quattro turisti in Mauritania, la situazione divenne rischiosa e la "Dakar" fu annullata su pressione del governo francese. La lezione del 1992, quando vi furono attacchi alla carovana con morti e feriti in Ciad da parte della guerriglia, evidentemente era stata salutare.

Quest'anno si cambia, allora: l'Africa viene abbandonata e si migra verso il più ospitale Sudamerica: 820 tra auto, moto e camion sono stati imbarcati a Le Havre su un cargo di 180 metri e trasportati a Zarate, 60 chilometri da Buenos Aires, dove sono giunti il 18 dicembre. La gara, che inizierà il 3 gennaio, seguirà un percorso circolare in 14 tappe attraverso l'Argentina e il Cile, totalizzando 9.578 chilometri. I concorrenti partiranno da Buenos Aires e attraverseranno le Ande, la Patagonia ed il deserto di Atacama, per tornare nella capitale argentina il 17 gennaio.

Invece dei tuareg incontreranno i vigili armati di autovelox: dovranno rispettare il limite di velocità, che è di 110 km/h.



Il logo della Dakar 2009

IL SITO UFFICIALE: Dakar.com


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LA FRASE DEL GIORNO
Fortissimi d'animo, a buon diritto, vanno considerati coloro che, conoscendo chiaramente le difficoltà della situazione, ed apprezzando le delizie della vita, tuttavia, proprio per questo non si ritirano di fronte ai pericoli.
TUCIDIDE, La guerra del Peloponneso

giovedì 25 dicembre 2008

Un giorno di pace


NATALE


Il grande avvenimento
che ci annuncia la campana
è che, nell'indigenza,
è nato un bambino.

Millenovecento
cinquantatré anni
sono trascorsi
da quell'infanzia.

Molto tempo fa...
Ma nessuno dimentica
che è un giorno di pace...
poiché si fece la vita!

Natale 1953


Con questi versi del poeta brasiliano Vinicius De Moraes, inventore della bossanova, contenuti nella raccolta del 1962 "Per vivere un grande amore", rinnovo i miei auguri di Natale, immaginandovi tutti, amici del "Canto delle Sirene", intenti ai preparativi per il pranzo e poi lietamente seduti alla tavola delle feste con le vostre famiglie a vivere questo "giorno di pace".

Buon Natale!

Sassoferrato, "La vergine e il Bambino"


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LA FRASE DEL GIORNO
È nato il Sovrano Bambino.
La notte, che già fu sì buia,
risplende d'un astro divino.
GUIDO GOZZANO, Poesie sparse, "La Notte Santa"

mercoledì 24 dicembre 2008

Buon Natale


E se invece venisse per davvero?
Se la preghiera, la letterina, il desiderio
espresso così, più che altro per gioco
venisse preso sul serio?
Se il regno della fiaba e del mistero
si avverasse? Se accanto al fuoco
al mattino si trovassero i doni
la bambola il revolver il treno
il micio l'orsacchiotto il leone
che nessuno di voi ha comperati?
Se la vostra bella sicurezza
nella scienza e nella dea ragione
andasse a carte quarantotto?
Con imperdonabile leggerezza
forse troppo ci siamo fidati.

E se sul serio venisse?
Silenzio! O Gesù Bambino
per favore cammina piano
nell'attraversare il salotto.
Guai se tu svegli i ragazzi
che disastro sarebbe per noi
così colti così intelligenti
brevettati miscredenti
noi che ci crediamo chissà cosa
coi nostri atomi coi nostri razzi.
Fa piano, Bambino, se puoi.



A tutti quelli che credono ancora nella magia del Natale, a tutti coloro che credono ancora nel sogno come quando erano bambini e non si sono lasciati traviare dalle amarezze della vita, a quanti non si sono abbandonati allo sconforto e non si sono voluti trasformare in tanti Ebenezer Scrooge, regalo oggi questo stralcio tratto da "Che scherzo!", una poesia di Dino Buzzati pubblicata sul numero 165 della rivista "Novità" nel dicembre 1964.

Amici del "Canto delle sirene", Buon Natale a tutti voi!
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Sandro Botticelli, "Natività mistica”




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LA FRASE DEL GIORNO
Senza neppure chiedersi il perché, la gente si smarrisce in quella strana atmosfera di allegrezza, di riposo, di poesia, di bontà e, data l'abitudine, trova tutto molto naturale; però c'è lo stupore, la incredulità. Come è possibile che esista un giorno così differente dagli altri 364 giorni dell'anno? Come si spiega che per l'occasione l'umanità si comporti esattamente al contrario del solito?
DINO BUZZATI, "Lo strano fenomeno che si chiama Natale", Corriere d'informazione, 24-25 dicembre 1954

martedì 23 dicembre 2008

I diritti di Victor Hugo


Le opere letterarie muoiono con i loro autori o i personaggi inventati sono un patrimonio che va al di là del singolo e diventano un possedimento di tutta l'umanità?

Il dibattito, che vede precedenti illustri, dal proseguimento dei "Promessi Sposi", alla continuazione di "Via col vento" di Margareth Mitchell, divampa adesso sul seguito dei "Miserabili" di Victor Hugo, scritto da una penna che - ahimè - non può essere quella dell'autore originale, scomparso nel 1885. Gli eredi di Hugo contestano alle edizioni Plon il diritto di pubblicare alcuni romanzi che proseguono la storia dal punto in cui lo scrittore francese aveva lasciato i suoi personaggi: precisamente "Cosetta o il tempo delle illusioni" e "Marius il fuggitivo", scritti da François Cérésa nel 2001. Ma la corte d'appello di Parigi, lo scorso venerdì, ha ritenuto che questi due libri non recano danno al grande scrittore ottocentesco.

Pierre Hugo, il bisnipote, non l'ha presa bene: tra le altre cose non gli va a genio la riapparizione di un personaggio importante, il brusco ispettore Javert, che nei "Miserabili" si uccideva gettandosi nella Senna, turbato, dopo avere per anni rincorso Jean Valjean, dal dovergli la vita. Ebbene, in "Cosetta o il tempo delle illusioni" resuscita diventando un poliziotto dai modi gentili. La fine di Javert era, secondo lo stesso Hugo, la scena più emozionante di tutto il romanzo: Cérésa la snatura.

Nel primo giudizio del 31 marzo 2004, la Corte aveva invece dato ragione agli eredi, stabilendo che "I miserabili" sono "un monumento della letteratura mondiale e non un semplice romanzo perché procede ad un'analisi filosofica e politica". Nel secondo, in Cassazione, aveva avuto ragione l'editore Plon: la palla era stata rimandata alla Corte d'appello, diversamente composta.

Ogni opera, ci dicono questi giudici, non appartiene più all'autore: è consentito adattarla e non è soggetta ad un diritto assoluto, tanto meno degli eredi. E l'avvocato della difesa, Lomabr, aveva giocato sporco citando a corollario della sua tesi addirittura un discorso dello stesso Hugo del 21 giugno 1878: "L'erede del sangue è l'erede del sangue. Lo scrittore, in quanto scrittore, non ha che un erede, è l'erede dello spirito, è lo spirito umano, è il dominio pubblico. Ecco la verità assoluta". Chapeau...



Uno dei libri "incriminati"
Immagine: Amazon France



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LA FRASE DEL GIORNO
Il diritto è la giustizia e la verità.
VICTOR HUGO, I miserabili, IV,I,I

lunedì 22 dicembre 2008

Kočo Racin


Un poeta poco noto alla grande letteratura europea nasceva un secolo fa a Veles, in Macedonia. Il suo nome è Kočo Racin, pseudonimo di Kosta Solev, ed è considerato il fondatore della moderna poesia macedone.

Kočo Racin, nato da famiglia povera il 22 dicembre 1908, poté seguire studi regolari solo fino ai tredici anni, poi iniziò a lavorare nella bottega paterna: divenne un vasaio. Erano anni di fermento e Racin meditava sul lavoro e sulle ingiustizie, così si iscrisse al partito comunista macedone, divenendone il personaggio più importante. I guai iniziarono all’inizio del 1934, quando venne arrestato e imprigionato a Sremska Mitrovica: vi rimase due anni. Il suo gusto per l’indipendenza e per il ragionamento libero da ogni logica di potere politico gli costò l’espulsione dal partito nel settembre del 1940. Nel 1941 la Jugoslavia capitolò all’Asse e Racin si rifugiò a Sofia, in Bulgaria. Anche lì trovò i guai: ricercato dalla polizia, tornò in patria, a Skopje, dove venne nuovamente arrestato e torturato. Appena rilasciato, raggiunse i partigiani e mise al loro servizio la sua penna e la sua pistola. Il 13 giugno 1943 rimase ucciso in un incidente molto sospetto vicino a Kičevo.

La sua attività poetica e letteraria ebbe inizio nel 1928: canzoni, racconti, articoli storici, critiche e saggi. Importante per il suo paese è “Lo sviluppo della nostra nuova letteratura”: Racin argomenta che il modo migliore per sviluppare la moderna letteratura macedone è quello di combinare il ricchissimo folklore della regione con le visioni sociali del Novecento. Ma la sua opera più celebre è “Albe bianche” (Beli mugri), edita nel 1939 a Zagabria.


LENKA

Da quando Lenka ha lasciato
la camicetta di puro lino
incompiuta sul telaio
per andare con i suoi zoccoli
a selezionare tabacco alla fattoria,
il suo viso è cambiato,
le sopracciglia sono cadute
le sue labbra si sono tirate.

Lenka non è nata
per quel maledetto tabacco!
Tabacco - veleno dorato
per i suoi seni - ghirlande rosa.

Il primo anno è passato
e un carico giaceva sul suo cuore,
il secondo anno è trascorso
e il male ha dilaniato i suoi seni,
il terzo anno la terra
ha coperto il corpo di Lenka.

La notte, quando la luna
avvolge di seta la sua tomba,
la brezza soffia su di lei
il suo triste dolore:
"Perché è rimasta
incompiuta quella camicetta?
Era la camicetta della tua dote..."



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GIORNI

Come collane intorno alla gola
file di pietre fredde
così i giorni si distendono
sulle nostre spalle e pesano.

Sono i giorni - i giorni
le difficoltà dei braccianti a giornata!

Si alzano nel primo mattino
e tornano a tarda sera,
al mattino portano via con sé la gioia
la sera portano indietro il dolore -

che tormento - possa essere
dannata - questa vita da cani!

Nascere uomo - diventare merce
nascere uomini - e morire bestia,
come una bestia, ammazzarsi di fatica tutta la vita
per gli altri, nei poderi degli altri.

Per i palazzi degli altri
scavate le vostre tombe nere.

Per voi niente se non lavoro duro
per voi niente se non guai -
infilate una collana di giorni
infilate anelli di ferro forgiato,

infilate la catena di ferro
legata intorno alla vostra gola!






 Kočo Racin 




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LA FRASE DEL GIORNO
L'uomo solo è l'artefice della propria storia, anche se la storia segue le sue leggi.

KOČO RACIN, I bogomili di Dragovizza

domenica 21 dicembre 2008

Tempo d'inverno


L'inverno è un tempo crudo e austero e, come per compensarci dei suoi rigori, si apre con un lungo periodo di feste che riscaldano i cuori illuminando le lunghe notti con le luci di Natale e i fuochi di Capodanno.

Poi, lentamente i giorni si allungano ed i proverbi contadini scandiscono questo ritorno della luce: "lo sbadiglio di un gallo" a Natale, "un'ora e un Gloria" a Sant'Antonio. Anche la terra e le piante lentamente si risvegliano con il trascorrere del tempo. Dopo la festa pagana del Carnevale già la primavera diffonderà nell'aria i suoi sentori.


"Sotto la neve il bulbo attende
il segno magico dell'anno.
Verrà il giorno! Rifioriranno
le più ineffabili leggende".

ORESTE FERRARI, da "Invernale", Poesie, 1956


"Le cose più non sono
come ieri; passato
è quel tempo beato
in cui tutto era un dono".


ORESTE FERRARI, da "Errando a notte d'inverno", Poesie, 1956


"Agro inverno crepiti il tuo fuoco
incenerisci inverno i boschi i tetti
recidi e brucia inverno".

FRANCO FORTINI, da "Agro inverno", Poesia ed errore", 1951


"Perché fa freddo al mattino, e Borea imperversa;
ma quelle mattine, sopra la terra, dal cielo stellato,
si spande una nebbia feconda sui lavori dei mortali beati".

ESIODO, da "Opere e giorni", VII secolo a. C.


Manifesto di Roger Broders



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LA FRASE DEL GIORNO
Exercitum in hiberna deduxit, condusse le truppe nei quartieri d'inverno... Così Cesare termina ciascuno dei commentari gallici. È probabile che aspettasse quei giorni d'ozio e quella luce di neve per dettare le sue gesta a uno scriba. Altrettanto dovrebbe ciascuno di noi, serbando all'azione le rimanenti stagioni.
GESUALDO BUFALINO, Il malpensante

sabato 20 dicembre 2008

Natale, le radici


Il Natale è ormai vicino e le radio passano canzoni piene di campanellini come "Last Christmas" degli Wham! o "Happy Xmas (War is over)" di John Lennon e ogni dieci minuti ci augurano buon Natale e buone feste.

Già si pensa agli ultimi regali, al pranzo, ai parenti da invitare, alla gioia di riunirsi tutti insieme. Sì, proprio le radici... Come scrisse Pavese ("La luna e i falò") è quel "Sapere che nei luoghi, nelle piante, c'è qualcosa di tuo che ti sta ad aspettare".

Quel gusto della tradizione che troppi ora disprezzano ma che forse praticano di nascosto: si torna bambini davanti al presepio e ci si alimenta di quei ricordi buoni che lasciano il cuore gonfio, il paesaggio palestinese su un foglio comprato in cartoleria e poi riposto con cura anno dopo anno, le statuine tolte dalla carta velina dove erano state avvolte, lo specchio usato per formare un lago... Tutte emozioni che ritrovo nella semplicità di questa poesia di Guido Gozzano:


NATALE
La pecorina di gesso,
sulla collina in cartone,
chiede umilmente permesso
ai Magi in adorazione.

Splende come acquamarina
il lago, freddo e un po' tetro,
chiuso fra la borraccina,
verde illusione di vetro.

Lungi nel tempo, e vicino
nel sogno (pianto e mistero)
c'è accanto a Gesù Bambino,
un bue giallo, un ciuco nero.


Immagine: WDTPRS




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LA FRASE DEL GIORNO
Quanti festeggiano la nascita di Cristo! E quanto pochi i suoi precetti! Oh! È più facile osservare le feste che i comandamenti.
BENJAMIN FRANKLIN

venerdì 19 dicembre 2008

Presepi in Lombardia


A Natale fioriscono presepi: non solo quelli raccolti in piccole o grandi mostre, anche quelli che accendono colline o si snodano per le vie dei paesi, come a Dervio e Dorio (Lecco) e Bolognano d'Arco (Trento). Qui, ma so che molte sono le località che lanciano questa iniziativa, i presepi costruiti dai privati sono in mostra nelle vetrine, nei cortili, agli angoli delle vie: percorrendole seguendo la mappa fornita dal Comune, si visitano anche paesi che meritano la visita già di per sé.

Avvalendomi delle manifestazioni indicate da siti specializzati o di associazioni locali, ho tracciato una piccola mappa dei presepi e delle mostre allestite in Lombardia.

PROVINCIA DI BERGAMO

Almenno San Bartolomeo
: un presepe poliscenico di ambientazione locale con statue di Paolo Biondo.

Bonate Sotto: Esposizione di 1300 Natività da tutto il mondo – Chiesa S. Cuore – dal 30/11/2008 al 31/1/2009 – orario: feriali solo su richiesta; prefestivi 16,00-18,00; festivi 9,30-12,00/15,00-18,00

Dalmine: Museo del Presepio - Località Brembo, Via XXV Aprile, 179 - Orari: Novembre, Dicembre, Gennaio: Giorni feriali: 14.00 - 18.00 - Domenica: 9.00 - 12.00 e 14.00 - 19.00. Altri mesi: Domenica pomeriggio

Gandino: Museo di Arte Sacra, con ampia sezione di Presepi – Basilica – Permanente - Aperto dal 1° dicembre al 15 gennaio nei giorni di sabato e festivi con orario 15,00-18,00

Pedrengo: XIV Esposizione di Presepi e diorami – Chiesa parrocchiale di S. Evasio – Piazza Europa Unita - dal 21/12/2008 al¬l’11/1/2009 – orario: 9,00-11,30/15,30-18,30

Ponte San Pietro: Diorami presepistici a cura dell'Associazione Amici del Presepio : Chiesa Vecchia – Via Roma – dal 16/12/2007 al 6/1/2008 – orario: feriali 9,00-12,00/14,00-18,00; festivi 9,00-12,30/14,30-19,00. Inoltre, dal ponte limitrofo alla chiesa si può ammirare anche il presepe sulla riva del Brembo.

Romano di Lombardia: Mostra di Presepi e diorami sull’Infanzia di Gesù – Sala della Comunità Don Giuseppe Ferrari – Parrocchia S. Pietro Apostolo ai Cappuccini – Via Fra Galgario, 7 – dal 14/12/2008 all’11/1/2009 – orario: feriali 15,00-18,00; festivi 9,00-12,00/15,00-19,00

Treviglio: Presepe dei gozzuti, risalente al XV secolo, nella Basilica Minore Romana di Santa Maria Assunta e San Martino.


PROVINCIA DI BRESCIA

Bornato: Una collezione privata e permanente: Presepi del mondo. Informazioni: 030 725385

Cignano di Offlaga: Presepio artistico con personaggi in movimento, dal 24/12/2008 all’11/1/2009 – orario: prefestivi 14,00-17,00; festivi 14,00-20,00 - Ingresso libero

Gardone Riviera: Museo “Il Divino Infante”, Via dei Colli – Aperto nel periodo natalizio con orario 10,00-18,00 (tutti i giorni tranne il lunedì) – Nel resto dell’anno venerdì, sabato e domenica, con gli stessi orari – Più di 250 sculture del Santo Bambino rappresentative di quattro secoli e un grande Presepio napoletano

S. Vigilio di Concesio: Museo del Presepio “Paolo VI” - Orario: festivi 10,00-12,00/14,00-19,00 - Presepe tradizionale e numerose scenografie meccanizzate


PROVINCIA DI COMO

Cabiate: Esposizione di tre Presepi artistici di circa 15 mq ognuno – Via Bruno Buozzi, 18 presso il cortile della Cascina Porada – dal 21/12/2008 al 6/1/2009 – orario: 14,30-18,30

Cantù: Mostra Presepi e Diorami – Corte S. Rocco – Via Matteotti – dal 7/12/2008 all’11/1/2009 – orario: feriali 15,00-18,00; sabato, festivi e prefestivi 10,00-12,00/15,00-18,30 – 25 e 26/12 e 1/1 orario 15,00-19,00

Cernobbio: Natum videte: dieci presepi artistici esposti dall'8 dicembre al 6 gennaio nelle antiche chiese di S. Vincenzo a Cernobbio (tutti i giorni h 9.00-12.00//15.00-17.00) e di S. Nicola a Casnedo (h 14.00-17.00 – domenica e festivi anche h 10.00-12.00),

Como: Mostra personale permanente “Presepi e Diorami sulla Vita di Gesù Cristo, dall’Annunciazione alla Resurrezione” – opere di Pietro Lezzeni – Parrocchia di S. Agostino, cantine dei frati, chiostro inferiore – Piazza Amendola, 22 dal 21/12 al 30/01: orario: festivi 10,00-12,30/15,00-18,30 – prefestivi 15,00-18,30

Lenno: Grande Presepio tradizionale con personaggi in movimento e ciclo giorno/notte – Battistero Romanico – dal 25/12/2008 al 31/1/2009 – orario: 9,00-19,00

Novedrate: XV Mostra Presepi e Diorami: esposizione di circa 40 Presepi e Diorami eseguiti con varie tecniche – Oratorio S. Giovanni Bosco – Via S. Giovanni Bosco, 3 – dal 14/12/2008 al 18/1/2009 – orario: feriali 15,00-18,00 – festivi 10,00-12,00/14,30-19,00


PROVINCIA DI CREMONA

Cremona: Diorama presepistico in stile palestinese – Chiesa Parrocchiale di S. Ilario – Via Garibotti, 2 – Dal 25/12/2008 al 18/01/2009 – Orario: Feriale 7,00-12,00/16,00-18,45, Festivo 7,00-12,00/16,00-19,00

Offanengo: Presepe palestinese con effetti speciali - Via G. Borsi 5 - Dal 18/12/2007 al 31/01/2008.


PROVINCIA DI LECCO

Bulciago: X Rassegna di Arte Presepiale – Casa del Presepio – Via S. Agostino (Fraz. Bulciaghetto) – dal 22/12/2008 al 6/1/2009 e inoltre l’11 e il 18/1/2009 – orario: 14,30-18,30

Cortenova: Un canton... un presepi - dal 24/12/2008 al 6/1/2009 - Presepi all'aperto

Dervio: Un presepi per ogni purtun

Lecco: Presepio palestinese - Chiesa S. Giovanni Evangelista – Piazza Cavallotti – dal 25/12/2008 al 25/1/2009 – orario: 8-12/15-18

Perego: VIII Mostra di Presepi e Diorami e XIX edizione del Presepe illuminato da 16.000 lampadine nel Centro Storico – Antica Chiesa – Via C. Cantù, 1 – dal 7/12/2008 all’11/1/2009 – orario: giovedì e sabato 14,00-18,00; festivi 10,00-12,00/14,00-19,00; il 25/12 10,00-12,00/16,00-19,00

Pescarenico: Annunciazione, Natività e altre scene – Composizioni in cera del XVII sec. – Chiesa parrocchiale Ss. Materno e Lucia.

Sirtori_ XXIX Edizione del Presepio stabile – Chiesa Parrocchiale Ss. Martiri Nabore e Felice – Piazza Brioschi - dal 24/12/2008 all’11/1/2009 – orario: prefestivi 15,00-20,00; festivi 8,00-19,00
sempre nella Parrocchiale XVII Edizione Mostra di Presepi – dall’1/1/2009 all’11/1/2009 – orario: prefestivi 15,00-20,00; festivi 10,00-19,00


PROVINCIA DI LODI

Salerano sul Lambro: “Il Mondo nel Presepio” – Collezione privata di Tino Cazzulani – Cascina Vistarina – per giorni e orari di apertura tel. 037 171155.


PROVINCIA DI MANTOVA

Castiglione delle Stiviere: Mostra presepi - Palazzo Pastore, via Ascoli - Dal 07/12/08 al 06/01/09 - Orari: Domenica e festivi dalle ore 9:00 alle 12:00 dalle 14:00 alle 18:30, Sabato dalle ore 9:00 alle 12:00 alle 14:00 alle 18:30.


PROVINCIA DI MILANO

Bareggio: XV Mostra di Presepi – Chiesetta della Madonna della Neve – Via C. Battisti – dall’8/12/2008 all’11/1/2009 – orario: feriali 15,00-18,00; festivi 10,00-12,00/15,00-19,00

Cernusco sul Naviglio: Mostra di Presepi e Diorami - Santuario Santa Maria – Via Lungo Naviglio – dal 25/12/2008 all’11/1/2009 – orario: feriali 14,00-17,00; festivi 10,00-12,00/14,00-18,00

Cinisello Balsamo: VII Mostra di Presepi e Diorami – Parrocchia Sacra Famiglia – Via Monte Ortigara, 38 – dal 7/12/2008 al 6/1/2009 – orario: feriali 15,00-18,30; festivi 10,00-12,30/15,00-19,00; prefestivi 15,00-19,00

Cornate d'Adda: Mostra di presepi, presso l'Oratorio, Via Volta, 52. Dal 7/12/2008 all'11/1/2009 solo sabato e festivi, il 24 e il 31. Orario: 14-30/18-30

Cuggiono: Grande Presepio realizzato con la tecnica catalana del gesso dagli Amici del Presepio di Cuggiono – Basilica S. Giorgio – Piazza S. Giorgio – dal 25/12/2008 al 31/1/2009 – orario: feriali 8,00-12,00/14,00-18,00; festivi 8,00-13,00/15,00-19,00

Groppello d’Adda: XXI Mostra di Presepi e diorami (oltre sessanta)dell’Infanzia di Gesù, – Ex Chiesa Maria Nascente in Groppello d’Adda di Cassano d’Adda– dall’8/12/2008 al 18/1/2009 – orario: feriali 15,00-17,30 dal 29/12 al 5/1; festivi 10,00-12,00/15,00-18,30; il sabato 15,00-18,30; il 25/12 10,00-12,00/16,00-18,30; l’1/1 15,00-18,30
Presepio “Sotto le Stelle”, collocato in una legnaia lungo l’argine del Naviglio Martesana, su un frontale di 30 mt, e composto di statue a manichino a grandezza naturale. Si consiglia la visita nelle ore serali – dall’8/12/2008 al 18/1/2009 – sempre visibile dalla strada comunale tra Groppello e Cassano d’Adda, illuminato dalle ore 16,30 alle 22,30

Meda: Il presepe del Rione Fameta, presepe tradizionale con ambientazione palestinese - Via Santa Maria N° 2, angolo piazza Vittorio Veneto - Dal 25/12/08 al 25/01/09 - Orario festivo: 14.45-19.00

Milano: “Presepio Biblico” di Baggio – Esposizione di 43 scene tratte dall’Antico e Nuovo Testamento (dalla Creazione alla Pentecoste) su 350 mq – Chiesa di S. Apollinare – Piazza S. Apollinare, 7 – dal 25/12/2008 al 6/1/2009 (chiuso il 31/12) – orario: feriali 16,00-18,30; festivi 16,30-18,30

Pozzuolo Martesana: XI Mostra dei Presepi nella chiesa di San Francesco. Piazza San Francesco dall’8/12/2008 all’11/1/2009 – orario: feriali dal 24/12 al 5/1 14.00-18,00; sabato 14,00-18,00; festivi: 10,00-12,00/14,00-18,00; Natale e Capodanno 10,00-12,00/15,00-18,00

San Colombano al Lambro: 8^ Rassegna presepistica - Chiesa di San Giovanni - Dall'8/12/2008 al 06/01/2009 - Orario: Festivo 10.00-12.00 / 15.00-19.00, Prefestivo 16.00-19.00, Natale e Capodanno 17.00-19.00


PROVINCIA DI SONDRIO

Chiesa in Valmalenco: Grande Presepio artistico popolare, permanente, ambientato nella Chiesa Valmalenco di inizio ’900 – Stanzone interrato della Chiesa Parrocchiale – Via Marconi, 12


PROVINCIA DI VARESE

Caronno Pertusella: Presepio scenografico ambientato nel chiostro del Monastero Cistercense dell'isola di Lerines (Cannes FR) realizzato in polistirolo scolpito - Chiesa Parrocchiale di Santa Margherita, piazza Cardinale Giovanni Colombo - Dal 24/12/2008 al 18/01/2009 - Orario: Feriale 8.00-12.00/15.00-19.00, Festivo 7.00-12.00/15.00-19.00

Cislago: Mostra di presepi - Chiesetta dell'Annunciata, Piazza della Chiesa - Dal 08/12/08 al 06/01/09 - Orario: 9.00-12.00/13.00-19.00

Gerenzano: Mostra di presepi - Ex cooperativa, Piazza De Gasperi - Dal 07/12/08 al 06/01/09 - Orario festivo e sabato: 9.30-12.00/15.30-19.00

Sumirago: Museo Internazionale del Presepio di Albusciago - Parrocchia di Albusciago di Sumirago, Via S. G. Bosco 2. Apertura: solo festivi 14,30 - 17,30


Per le altre regioni consiglio il sito dell’Associazione Italiana Amici del Presepio : lì sono indicate tutte le mostre attive in Italia in questo periodo e tutti i musei aperti anche nel resto dell’anno.



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LA FRASE DEL GIORNO
È bello essere bambini talvolta, e soprattutto a Natale, quando il suo Fondatore fu un bambino anche Lui.
CHARLES DICKENS

giovedì 18 dicembre 2008

La battaglia fantasma di Kalefeld


La storia ama concedere le sue sorprese. Una di queste è venuta alla luce a Kalefeld, un villaggio di settemila abitanti alla base delle montagne dell'Harz, nel cuore della Germania. Dal terreno gli archeologi hanno tratto lance e frecce, pezzi di catapulte, parti di carri: seicento reperti finora recuperati che parlano di una ignota battaglia tra romani e germanici, un migliaio di combattenti per parte.

Scontri ce ne furono: notissima è la battaglia della selva di Teutoburgo che umiliò i romani e diede inizio allo spirito della nazione germanica, quando l'esercito di Arminio decimò le truppe di Varo e diede il via ad una guerra durata sette anni. Ma quell'epico combattimento, che fece gridare ad Augusto “Varo, rendimi le mie legioni!” avvenne nel 9 dopo Cristo. Invece tra i reperti di Kalefeld c'è una moneta dell'imperatore Commodo, che governò tra il 180 e il 192; inoltre c'è un fodero di coltello che può essere stato realizzato solo dopo la fine del II secolo.

La scoperta di questa battaglia ignota, avvenuta non lontano da Kalkriese, presso Osnabruck, sito riconosciuto come sede del combattimento di Teutoburgo, è avvenuta per caso: Rolf Peter Dix, un appassionato dilettante di storia, a luglio mostrò all'archeologa Petra Lönne alcune punte di giavellotto e degli ipposandali - protezioni per le gambe dei cavalli - da lui rinvenuti a Kalefeld nel 2000. Credeva fossero di epoca medievale. L'occhio esperto dell'archeologa li ha invece riconosciuti per romani e ad agosto, in collaborazione con la Freie Universität di Berlino, la Lönne ha dato il via alle ricerche, che sono state favorite dall’ottima conservazione dei reperti: i ricercatori hanno potuto ricostruire le posizioni dei due eserciti e l’itinerario seguito dai romani.

Quello che si credeva vero era in realtà falso: dopo la batosta subita alla selva di Teutoburgo, i romani non si ritirarono completamente dalla Germania centro-settentrionale, ma compirono altri raid in quella regione: la storia deve essere riscritta sulla base di quello che il terreno di Kalefeld restituirà ancora.




Immagine da Caerleon Net



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LA FRASE DEL GIORNO
Nella storia del mondo ci sono avvenimenti misteriosi, ma non insensati.
VLADIMIR SOLOV’ËV, L’idea russa

mercoledì 17 dicembre 2008

Cartoline natalizie


Ora le cartoline natalizie non sono quasi più usate: la tecnologia del telefono cellulare e l'SMS le hanno uccise, insieme alla loro poesia. Sembra che questo sia il pedaggio da pagare al progresso e alle sue comodità.

La prima cartolina con soggetto natalizio apparve in Gran Bretagna nel 1843, ideata da Henry Cole. Costui, assistente dell'inventore del francobollo Rowland Hill, chiese all'artista John Callcott Horsley il disegno di un classico "quadretto" inglese dell'epoca: una famiglia seduta al tavolo il giorno di Natale che brinda e mangia il tipico dolce locale, il pudding di prugne. Ai lati dell'immagine Horsley raffigurò alcuni poveri beneficiati e completò il tutto con la scritta "Buon Natale e auguri per l'anno nuovo", divenuta il messaggio più scritto in occasione della festività.

Il cartoncino fu riprodotto in mille esemplari da un litografo di Holborn, il signor Jobbins, e posto in vendita a Londra, in un emporio di Bond Street, al prezzo di uno scellino. Il successo fu indescrivibile: subito i cartoncini augurali, sciolti o infilati in appositi buste, furono prodotti a ritmo industriale. Al Museo del Design, fondato dallo stesso Henry Cole, si può ammirare una collezione di oltre 10.000 biglietti, donata nel 1980 da George Buday, che fu il maggior collezionista al mondo di cartoline natalizie.



Cartolina di Louis. Prang & Co. Boston



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LA FRASE DEL GIORNO
Non sai che cosa sia il Natale fin quando non lo perdi in qualche terra straniera.

ERNEST HEMINGWAY, Dal nostro inviato Ernest Hemingway

martedì 16 dicembre 2008

Proust all'asta


Oggi Sotheby's metterà all'asta tra le varie carte autografe una poesia inedita di Marcel Proust. Non sono che sette versi di circostanza scritti nel 1922, pochi mesi prima di morire, dall'autore della "Recherche" alla trentunenne governante Celeste Alberet.

"Grande, fine, belle et maigre,
Tantôt lasse, tantôt allègre
Charmant les princes comme la pègre
Lançant a Marcel un mot aigre,
Lui rendant pour le miel le vinaigre,
Spirituelle, agile, intégre
Telle est la nièce de Nègre".


"Alta, slanciata, bella e magra,
ora stanca, ora allegra
incanta i principi come la teppa
scaglia a Marcel una parola pungente
gli ricambia il miele con l'aceto,
spiritosa, agile, integra
così è la nipote di Negro".

Il foglio era tra le carte della Alberet, scomparsa nel 1984. Evidentemente Proust era stato ammaliato dal carattere di questa fedele donna di servizio. Tra i documenti all'asta c'è anche l'ultimo biglietto scritto da Proust, malato, il giorno stesso della sua morte, il 18 novembre 1922:

“Céleste Odilon può partire tra dieci minuti e tornare verso le 6 1/2. 7 del mattino. Avvicinatemi la sedia.” Sul retro del foglio “Avevo capito ferro (fer) invece di vetro (verre)”.

Dunque erano le sette del mattino: Proust che nella sua stanza rivestita di sughero stava provando a bere un po’ di caffè ne macchiò anche il biglietto. Alle quattro e mezzo del pomeriggio spirò.





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LA FRASE DEL GIORNO
Le donne chiamano gentilezza il fatto che ci si ricordi della loro bellezza, come gli artisti quello che si ammirino le loro opere.
MARCEL PROUST, Il tempo ritrovato

lunedì 15 dicembre 2008

Ricette letterarie - 5

I "criminosi biscotti" di Lucy

PATRICIA CORNWELL
La cena di Natale


Kay Scarpetta è la famosa anatomopatologa scaturita dalla penna di Patricia Cornwell: si dedica a un lavoraccio orribile, analizza i corpi delle persone assassinate per stabilirne la causa di morte. Qua e là nei suoi gialli c'è qualche ricetta, anche se troppo spesso Kay apre il capiente freezer e mette a scaldare nel microonde un surgelato. Quando ha tempo si sfoga a cucinare piatti che mescolano le sue origini italiane alle tradizioni americane.

Ma c'è un lungo racconto che è un omaggio al Natale: alla tavola della festa si accomodano la dottoressa, la nipote Lucy, agente dell'FBI, e l'inseparabile poliziotto Pete Marino. Mentre questi prepara un micidiale eggnog con dodici uova e tanto liquore e la zia si dedica a una "pizza con una marcia in più" (sono americani, il Natale ha delle tradizioni tutte sue!), Lucy si dedica ai "criminosi biscotti":

- Preriscaldare il forno a 180 gradi
- Sciogliere una tazza di burro in una terrina capace
- Incorporarvi dello zucchero di canna mischiato a zucchero bianco così da formare una pasta
- Rompervi due uova e mescolare
- Aggiungere abbastanza farina per raggiungere una consistenza umida e friabile
- Unire un cucchiaino da tè di lievito (o bicarbonato di sodio) e aroma di vaniglia
- Completare con delle noci di pecan spezzettate e delle gocce di cioccolato
- Formare delle piccole sfere di pasta e appiattirle, disporle sulla piastra del forno e cuocerle per 10 minuti.

Lucy li mangia ancora caldi, tuffandoli nella crema al whisky Baileys. Golosa...






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LA FRASE DEL GIORNO
Anche per desinare bisogna saper far uso dei principi della scienza.
PETRONIO ARBITRO

domenica 14 dicembre 2008

Nell'attesa la gioia


Viviamo in una società che fa del vacuo e del banale, del leggero e della superficialità il suo credo: è così che in nome del marketing più sfrenato è nata la “destagionalizzazione”, parola orribile che significa la presenza di ogni tipo di frutta e verdura, ma anche di gelati, cioccolato e birra, in ogni stagione dell’anno sugli scaffali dei supermercati. Non dobbiamo più aspettare che maturino le ciliegie, che il campo ci doni gli asparagi e i carciofi, che venga il momento dei lamponi e delle albicocche. Almeno, resistono i panettoni: appaiono sempre prima, ma solo per i mesi intorno a Natale.

È uno svuotare il senso dell’attesa, così forte nella religione cristiana: la Quaresima, l’Avvento che stiamo vivendo in questi giorni di dicembre con il ricordo dei Natali passati e del desiderio che si amplificava giorno per giorno fino a esplodere la mattina di Natale con il rito dei pacchetti scartati sotto l'albero.

E così si spiega anche l’amore, divenuto ormai solo sesso frenetico, “mordi e fuggi", come certe vacanze da fine settimana, spremute più nel viaggio che nel loro effettivo svolgersi. Tutto diventa "occasionale" ed in questo modo si svuota di ogni valore.

Tenendo presenti tutte queste considerazioni, rileggiamo allora una delle più famose poesie di Montale, "Gloria del disteso mezzogiorno": nell'ora più calda di un giorno d'estate, presso il letto in secca di un torrente, il poeta sa che la giornata non è finita, attende che venga il tramonto, che giunga la pioggia a superare lo squallore di quel paesaggio aspro, a ridare la vita, ormai ridotta a parvenza, a "reliquia". Ma senza fretta... c'è gioia anche nell'attesa, nel desiderio.


GLORIA DEL DISTESO MEZZOGIORNO

Gloria del disteso mezzogiorno
quand'ombra non rendono gli alberi,
e più e più si mostrano d'attorno
per troppa luce, le parvenze, falbe.

Il sole, in alto - e un sécco greto.
Il mio giorno non è dunque passato:
l'ora più bella è di là dal muretto
che rinchiude in un occaso scialbato.

L'arsura, in giro; un martin pescatore
volteggia s'una reliquia di vita.
La buona pioggia è di là dallo squallore,
ma in attendere è gioia più compita.

(da "Ossi di seppia", 1925)


Philip Martin, "Leicester - Bradgate Park"



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LA FRASE DEL GIORNO
Perché cos'è l'uomo senza desideri, senza libertà e senza volontà se non una puntina nel cilindro di un organetto?
FEDOR DOSTOEVSKIJ, Memorie dal sottosuolo

sabato 13 dicembre 2008

Il tempo del desiderio


Qual è il tempo del desiderio? Il futuro? Certo, si desidera che qualcosa avvenga, si attende, ci si appiglia a un giorno non ancora giunto. Ma è nel presente che si desidera, nell'adesso e qui.

Jorge Luis Borges, il più famoso scrittore argentino, ci mostra questo semplice paradosso attraverso una poesia:


NOSTALGIA DEL PRESENTE

In quel preciso momento l'uomo si disse:
che cosa non darei per la gioia
di stare al tuo fianco in Islanda
sotto il gran giorno immobile
e condividerlo adesso
come si condivide la musica
o il sapore di un frutto.
In quel preciso momento
l'uomo le stava accanto in Islanda.


Questi versi riecheggiano le parole di Alissa nel romanzo "La porta stretta" di André Gide: "Talvolta, involontariamente, ti cerco; interrompo la lettura e volgo bruscamente il capo... Mi pare che tu sia qui..."

E ancora riportano alla mente un brano del brevissimo racconto illustrato del 1979 di Richard Bach "Nessun luogo è lontano", dove il protagonista è in volo verso l'amata Rae e incontra svariati compagni di viaggio che gli fanno capire la filosofia della vita. Qui l'incontro è con un piccolo e saggio colibrì: «Ma sicuro che ci vado, alla festa», dissi io, «cos'è che ti riesce tanto difficile da capire?». Lui non rispose niente, lì per lì, ma quando arrivammo alla casa del gufo, mi disse: «Può forse una distanza materiale separarci dagli amici? Se tu desideri essere da Rae, non ci sei forse già?».

Qual è il tempo del desiderio?


Fotografia: Jupiter Images



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LA FRASE DEL GIORNO
Che c'è di più bello dell'attesa della felicità?
CARLO CASSOLA, Ferrovia locale

venerdì 12 dicembre 2008

Langston Hughes


Qualche giorno fa ricorreva il sessantesimo anniversario della dichiarazione dei Diritti dell'Uomo: il 10 dicembre 1948 a Parigi veniva sancita come fondamentale per la persona umana l'uguaglianza senza discriminazioni per motivi di razza, religione, sesso e lingua. I firmatari, radunati dall'ONU neonata, ne caldeggiarono l'adozione a tutti i paesi del mondo, senza però renderla vincolante.

Molti anni sono passati e molti diritti sono stati acquisiti, tanto che un senatore afroamericano è salito alla presidenza degli Stati Uniti nello scorso novembre. Ma molte restano le disuguaglianze e l'11 settembre 2001 è stato un passo indietro per i diritti.

Comunque, quel senatore divenuto presidente, Barack Obama, nei suoi discorsi ha voluto citare "Un sogno rinviato", celebre componimento del poeta nero americano Langston Hughes. Questi, nato a Joplin, nel Missouri, nel 1902, fu marinaio in giro per il mondo e poi autista di autobus e cameriere a Washington. La sua "coscienza nera" è il preludio alla "negritudine" di Léopold Sedar-Senghor e Césaire Aimé e influenzerà tutto il mondo della poesia afroamericana, il jazz, il blues e lo spiritual. Le sofferenze del popolo nero sono raccontate con la voce di chi è stato strappato alle sue radici ed è stato sconfitto e insultato, non trova più la forza di lottare e di rialzarsi, si trova estraneo ad una terra dove è nato e anche ad una terra vagheggiata, l'Africa, alla quale è altrettanto estraneo, e tuttavia accetta questo suo dramma lamentandosi sommessamente. Ma Hughes racconta anche con la voce di chi ama con gioia e nostalgia questa terra dalla quale è difficile emergere, che respinge ed è conquistata solamente con fatica e grande forza d'animo, con l'orgoglio di essere neri e di fare parte dell'America con gli stessi diritti di tutti.


UN SOGNO RINVIATO

Che succede ad un sogno rinviato?
Forse si secca
come un chicco d'uva al sole?
O come una ferita
poi macera?
Ha il fetore della carne putrida?
O fa la crosta, come un dolce,
zuccherosa e umida?
Forse è solo
un carico pesante.
O forse scoppierà?


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ANCH'IO SONO L'AMERICA

Anch'io canto l'America
Sono il fratello scuro
Mi mandano a mangiare in cucina
Quando vengono gli ospiti
Ma io rido
e mangio bene
e divento più forte
Domani,
mi siederò al tavolo
quando vengono gli ospiti
Nessuno allora oserà dirmi
'vai a mangiare in cucina'.

Inoltre,
vedranno quanto sono bello
e si vergogneranno
Anch'io sono l'America.

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SONO UN NERO

Sono un Nero:
nero com'è nera la notte
nero come le viscere della mia Africa.
Sono stato schiavo:
Cesare mi fece pulire le sue gradinate,
lucidai gli stivali di Washington.
Sono stato operaio:
sotto le mie mani crebbero le Piramidi
preparai la malta per il "Woolworth Building".
Sono stato cantore:
per tutte le strade dall'Africa alla Georgia
portai i miei canti di dolore
inventai il ragtime.
Sono stato una vittima:
i Belgi nel Congo mi tagliarono le mani
ora mi linciano nel Texas.
Sono un nero:
nero com'è nera la notte
nero come le viscere della mia Africa.


Non si può leggere Langston Hughes senza vergognarsi per quelle sofferenze inflitte in nome di un ideale oscurantista, senza capire quanto sia necessario che quei Diritti dell'Uomo vengano applicati. Il mondo è ancora lontano dalla perfezione a cui aspirava la dichiarazione del 10 dicembre 1948.



Hughes fotografato da Carl Van Vechten



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LA FRASE DEL GIORNO
La libertà / è un seme robusto / seminato / nella grande necessità.
LANGSTON HUGHES, Libertà

giovedì 11 dicembre 2008

1 su 133 milioni


Parliamo un po' di blog, oggi, basandoci sui numeri del rapporto di Technorati sullo Stato della Blogosfera 2008.

133.000.000 è il numero di blog censiti nel 2008, il doppio di un anno fa, quando erano 70.000.000. Nel 2005 erano 20.000.000, nel 2004 4.000.000. Ne è stata fatta di strada dal 1997, anno in cui i "weblog" furono fondati da un gruppo di utenti di Linux per dialogare tra loro.

Ma attenzione: quel numero immenso è fasullo. I blog attivi non sono che pochi milioni, la maggior parte è ormai morta da tempo, rimane nei motori di ricerca come bottiglie lanciate in mare. L'autore del messaggio non se ne cura più, chi casualmente apre la bottiglia e legge ciò che vi è scritto la ributta in mare. A tutti noi capita di ricercare qualcosa nel web e di imbatterci in uno di questi relitti: l'ultima data segnata è ormai lontana nel tempo. I blog aggiornati almeno una volta alla settimana sono poco più di un milione, addirittura quelli aggiornati giornalmente sono solo 900.000.

La ricerca poi valuta le motivazioni: il 75% dei bloggers li tiene per soddisfazione personale, il 54% per divertimento, il 42% per ricavarne un piccolo guadagno (naturalmente l'indagine, svolta in 60 paesi, consentiva risposte multiple). Altri dati: gli argomenti principali sono tecnologia, politica, musica e cinema; gli autori dei blog sono per lo più maschi (66%) e per metà hanno un'età compresa tra i 18 e i 35 anni. Quanto alla localizzazione geografica: il 43% si trova negli Stati Uniti, il 27% in Europa, il 13% in Asia; usano l'inglese nel 72% dei blog, ma non in Europa, dove si utilizzano 34 lingue.

I frequentatori invece sono numerosissimi: solo negli USA gli utenti dei blog sono 77 milioni, contro i 74 di Myspace e i 41 di Facebook. Nel mondo il 77% degli utenti attivi su Internet legge abitualmente almeno un blog.

"Il canto delle sirene" è uno su 133.000.000, ma anche uno dei 900.000 aggiornati quotidianamente. Le statistiche? Ogni giorno i suoi lettori sono un centinaio, arrivati per le strade più disparate. Pochi, ma buoni...

Immagine: Blogestudio



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LA FRASE DEL GIORNO
Anche il progresso ha la sua poesia.
GIOVANNI GUARESCHI, Don Camillo e i giovani d'oggi

mercoledì 10 dicembre 2008

L'archivio di Life


Il gruppo americano Time Inc., proprietario della rivista "Life", importante punto di vista tra gli Anni '30 e i '70, ha deciso di mettere a disposizione gratuitamente su Internet milioni di immagini, tutte quelle nell'archivio della rivista.

L'iniziativa inedita è subito divenuta oggetto di controversie; sebbene la società dichiari di aver messo in rete solo le immagini prese da fotografi stipendiati e di possederne quindi i diritti, gli eredi e i possessori dei diritti dei fotografi più famosi, come Pierre Boualt, Robert Capa e Cartier-Bresson, battono già cassa.

Il sito invece è più democratico: mischia foto belle ad altre meno riuscite, nomi celebri ad altri sconosciuti. Solo il 3% delle foto presenti furono pubblicate su "Life", così diventa arduo cercare una determinata fotografia, lo sbarco in Normandia visto da Capa, per esempio: accanto vi saranno altre foto, altre versioni, diversi punti di vista. Un altro limite è la estrema concisione delle definizioni a corredo. Accanto alle foto anche un celebre filmato, l'assassinio di Kennedy ripreso da Abraham Zapruder: è la perla tra i video.

L'accordo per la messa in rete è stato siglato con Google. "Life", che ha cessato le pubblicazioni nel 2007, dopo essersi trasformato in mensile nel 1972, così risorge dalle sue ceneri. Il suo presidente, Andy Blau, ha dichiarato con entusiasmo alla stampa: "Avevamo un archivio di immagini gigantesco in un deposito del New Jersey. È una rinascita". I navigatori appassionati di storia e fotografia avranno un nuovo paradiso in cui immergersi, salvo che i diritti d'autore non lo prosciughino, lasciandolo un deserto sacrificato al dio denaro. La macchina di "Life" sarà a pieno regime ad inizio 2009 con oltre dieci milioni di foto. Ma già adesso se ne possono consultare due milioni all'indirizzo ospitato da Google.

Gli utenti, che possono consultare il sito in sedici lingue, possono guardare le immagini, stamparle, utilizzarle a scopi didattici. Naturalmente non sarà possibile farne un uso commerciale: per acquistare i diritti occorrerà rivolgersi all'agenzia Getty. Le fotografie sono anche acquistabili già incorniciate on line: il prezzo varia tra i 79 e i 109 dollari. Su Google invece la definizione è stata ridotta per evitare la rivendita.

A febbraio un'altra iniziativa, il sito Life.com, finanziato dalla pubblicità con il partenariato di Getty: proporrà una "visione del mondo attraverso l'immagine", 3000 fotografie nuove ogni giorno.







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LA FRASE DEL GIORNO
Fotografare è trattenere il respiro quando le nostre facoltà convergono per captare la realtà fugace; a questo punto l'immagine catturata diviene una grande gioia fisica e intellettuale. Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo che esprimono e significano tale evento. È porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore.
HENRI CARTIER-BRESSON, Contrasto

martedì 9 dicembre 2008

Il ritorno del vinile


Non va in pensione, sebbene abbia compiuto da poco i sessant'anni: anzi, superati gli acciacchi dell'età, ritorna trionfalmente in auge. È il vecchio disco di vinile. "Ricordi" ha inaugurato una sezione apposita per gli LP, anche "Fnac" ha il suo angolo del 33 giri.

Messi in soffitta sul finire degli Anni '80 con l'avvento del chirurgico compact-disc, sempre perfetto e sicuro di sé, ora il gracidante ed imperfetto LP irrompe di nuovo nelle nostre vite. Naturalmente sono i giovani a pretenderlo, la generazione che non lo ha mai ascoltato e che si è formata sul download e sull'MP3, sugli iPod: dal consumo di musica disordinato passano all'acquisto dei grandi classici su 33 giri, dai Led Zeppelin ai Rolling Stones, da Neil Young a Bob Dylan.

Tornare a mettere piede in un negozio di dischi ha un fascino particolare e i discografici in crisi profonda seguono la moda e rilanciano stampando i dischi in vinile anche di artisti contemporanei: seguono questo fenomeno che attrae i ragazzi tra i 16 e i 25 anni. Marianne Faithfull ha chiesto espressamente l'uscita su questo formato della sua ultima fatica, imitando i White Stripes.

Così il 33 giri esce dalle nicchie dei collezionisti e scavalca la crisi del CD, strozzato sia dalla pirateria, sia dall'esosità dei discografici. Non è ancora un consumo notevole, resta marginale certo, ma risponde alla voglia del pubblico di possedere un oggetto bello esteticamente, artisticamente abbigliato, che suona in modo più caloroso dell'asettico erede e concorrente. Per il 2009 molte case hanno annunciato la pubblicazione di pezzi introvabili.

Io preferisco il suono pulito del CD e la comodità dell'MP3. Ma il mio giradischi è sempre là, posato al culmine dello stereo. Se è il caso, sono pronto.





Fotografia: Scudit


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LA FRASE DEL GIORNO
La forza del godimento e quella del ricordo dipendono l'una dall'altra.
HERMANN HESSE, Album illustrato

lunedì 8 dicembre 2008

Albero o presepio?


È ormai giunto il tempo di fare il presepio... e l'albero.

Questo breve racconto, intitolato "Zio Alfonso" è dell'umorista napoletano Luciano De Crescenzo e l'ho trovato sulla rivista dell'Associazione Italiana Amici del Presepio.

Zio Alfonso era “laureato” in Presepi: sapeva tutto sulle tradizioni di Natale, sul primo presepe fatto da San Girolamo nel quattrocento e su quello realizzato otto secoli dopo da San Francesco. Per lui via San Gregorio Armeno, strada napoletana dove artisti artigiani fabbricano presepi, era un luogo sacro pari a San Pietro.
A suo dire l’umanità si divideva in due grandi gruppi nemici fra loro: i presepisti e gli alberisti. “È una suddivisione - diceva lo zio - così importante che dovrebbe comparire sui documenti di identità, né più né meno di come appare il sesso e il gruppo sanguigno. Altrimenti può accadere che un disgraziato scopre, solo a matrimonio avvenuto,di essersi unito ad un essere umano di tendenze natalizie diverse. L’alberista ama la forma ed il denaro, laddove il presepista tiene in maggior conto i contenuti e i sentimenti. Purtroppo quasi tutte le donne sono alberiste e io anche per questo non mi sono mai voluto sposare…”.
Il momento magico del presepe era “l’apertura dello scatolone”. Il 25 novembre zio Alfonso prendeva da sopra un armadio della sua camera da letto un enorme scatolone di cartone contenente tutti i pastori. Dopodiché poggiava il prezioso carico sul tavolo da pranzo e dava inizio alla “presentazione” davanti a tutta la famiglia. Uno alla volta, i pastori venivano liberati dalle loro carte protettive per poi essere solennemente presentati in particolare a noi ragazzi, ovvero a me, a mia sorella ed ai miei cuginetti, venuti apposta per la cerimonia.
“Questo è Benito che non ha voglia di lavorare e che dorme sempre. Questo invece è il padre di Benito che pascola le pecore, e queste sono la pecore. Questo è il prete che legge il giornale e questo è il cacciatore con il fucile. Ed ecco a voi il “pastore della meraviglia”. Dovete sapere, ragazzi, che quando nacque Gesù tutto il mondo si fermò per un minuto; accaddero cose incredibili: gli uccelli si bloccarono in aria, i fiocchi di neve restarono sospesi a metà strada fra cielo e terra, l’acqua dei fiumi smise di scorrere, e il pastore delle meraviglie restò con la bocca spalancata a guardare il bambino Gesù. “E anche noi restavamo a bocca aperta a guardare i pastori che zio Alfonso tirava fuori dalla scatolone. Questi, oltretutto, erano praticamente immortali: anche se da un anno all’altro avevano perso qualche pezzo per strada, continuavano a fare il proprio dovere nel presepe. Un pastore senza una gamba veniva strategicamente piazzato dietro un cespuglio e quello senza un braccio lo si nascondeva dietro un albero. C’era un pastore soprannominato Pasqualino Passaguai, che con il tempo aveva perso l’ottanta per cento delle proprie membra, e precisamente le gambe, le braccia e una buona parte del busto. Ebbene zio Alfonso lo collocava dietro una finestra in modo che facesse capolino solo con la testa.
Poi c’erano tante piccole astuzie alle quali eravamo molto affezionati, tipo l’enteroclisma nascosto dietro le montagne per avere l’acqua del fiumiciattolo che scorreva veramente e le lampadine dietro il fondale per fare le stelle. “I buchi delle stelle - sentenziava zio Alfonso - devono essere piccolissimi perché più sono piccoli e più la luce si rifrange sui bordi e parte in due direzioni; allora sì che sembrano stelle!!!” Il fondale in genere veniva fatto con la carta della zucchero: quella carta di colore blu che si usava tanti anni fa e che ora non si usa più -……..e spero tanto che qualcuno la rimetta in commercio.

A quale categoria vi iscrivete? Io a entrambe: nella mia casa ci sono sia l'albero che il presepe, per creare quell'atmosfera che sa tanto di Natale!


Presepe a Monte di Rovagnate (Lecco), 2007

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LA FRASE DEL GIORNO
Felice, felice Natale, che possa riscattarci dalle delusioni dei nostri giorni d'infanzia; che possa ricordare al vecchio i piaceri della sua gioventù; che possa trasportare il marinaio e il viaggiatore migliaia di miglia lontano, di ritorno al caminetto della sua casa tranquilla!
CHARLES DICKENS, Il circolo Pickwick, 1836

domenica 7 dicembre 2008

Oh bej Oh bej


Non è più la stessa la "Fiera degli Oh bej Oh bej" a Milano. L'ultima violenza è stata il trasloco, da un paio d'anni, a Largo Cairoli, la piazza antistante il Castello Sforzesco, e all'interno del Parco Sempione - in verità solo il viale adiacente alle mura.

Era molto più raccolta e suggestiva nel suo scenario naturale, attorno alla Basilica di Sant'Ambrogio: nella piazza, in Largo Gemelli, Via Lanzone, Via Necchi e Via Santa Valeria. I lavori che bloccano da anni la piazza e gli scontri con gli autonomi hanno spinto la giunta Moratti al trasferimento.

Ora la "Fiera degli Oh bej Oh bej" con tutti quei gazebo bianchi è un asettico mercato come tanti se ne vedono nelle nostre città e i nostri paesi, solo un po' più grande. Gli antiquari, i rigattieri e i venditori di libri usati sono sempre meno, in compenso trionfano i venditori di "firuni", le classiche castagne cotte e conservate, legate in collane con lo spago. E questi possono ancora chiamarsi tradizionali. Legati al Natale sono i fioristi, con i loro abeti e i rami dorati, con le decorazioni per la casa e anche i mestieranti. Del tutto fuori luogo le bancarelle di pura merceologia, con i dimostratori dell'utensile per lavare i vetri o per tagliare le verdure o del panno magico.

Poi c'è la catena, una sorta di franchising, dei grandi camion di venditori di dolciumi, di panini alla piastra, di torroni. E accanto a loro i piccoli furgoni dei caldarrostai e dei venditori di frittelle calde. Tutti questi odori - il fritto, il fumo della carne arrostita, il tostato delle castagne, l'aroma delle olive ammassate in grandi recipienti - si mescolano nell'aria. Il sapore etnico è dato dai mercanti africani e sudamericani con i loro oggetti in legno, gli incensi, l'abbigliamento nazionale.

Le tradizioni milanesi - la Fiera risale al XVI secolo - vanno scomparendo, mentre altre, di recente origine, prosperano: intendo i mercatini di Natale dell'Alto Adige, nati solo nel 1989 ma già capaci di attirare gente a migliaia con le loro caratteristiche bancarelle. Gli "Oh bej Oh bej" hanno un non so che di stanco, di stantio, e non giova di certo il trasloco, se non per la più facile accessibilità dovuta allo spazio più largo. Il suk dei centri sociali e degli abusivi, che si estendeva nel budello di Via Caminadella, è stato definitivamente estirpato, anche se il primo giorno a Piazzale Cadorna si è verificato qualche contrasto con le forze dell'ordine.

La fiera rimane aperta dal 5 all'8 dicembre, la fermata della metropolitana è Cairoli, sulla Linea 1 rossa. Dal Castello si può raggiungere a piedi in pochi minuti il centro con i suoi ricchi negozi.


Foto: βΩχ


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LA FRASE DEL GIORNO

Rimpianto (s.m): ciò che si sedimenta nella coppa della vita.
AMBROSE BIERCE, Il dizionario del diavolo

sabato 6 dicembre 2008

Quel turco di Babbo Natale


Babbo Natale, per gli anglosassoni Santa Claus, non è come vuole una leggenda metropolitana il parto dei pubblicitari della Coca Cola negli Anni Trenta che portò alle famose immagini di Haddon Sundbloom riprodotte ovunque: non è in effetti altri che San Nicola, di cui oggi ricorre la venerazione.

Per inciso, la Coca Cola non fece altro che appropriarsi a fini promozionali della poesia di un oscuro autore newyorkese, "La notte di Natale", scritta nel 1823: San Nicola vi è raffigurato come un uomo tarchiato dagli occhi scintillanti e dalla barba bianca, con dei vestiti rossi bordati di pelliccia e lucidi stivali neri. La fantasia di un illustratore, Thomas Nast, creò l'immagine iconografica tuttora in auge. L'idea dello scrittore portò invece a spostare la tradizionale venuta di Santa Claus dal 6 dicembre al 25.

Dunque, spazzato via l'equivoco, la slitta con conseguente serie di renne e di casa in Lapponia, a Rovaniemi per la precisione, Babbo Natale è San Nicola, che fu vescovo di Mira, città della Turchia identificata con l'odierna Demre. Il santo era un taumaturgo, ovvero compiva miracolose guarigioni, spesso di bambini. La sua figura si fuse qua e là nell'Europa con miti antichi ed oscuri, come lo "Spazzacamino" tedesco, e adottandone altri in qualità di assistenti, ad esempio i folletti o il truce "Pietro il Nero" olandese o il "Cavalier Rupprecht", un uomo dalla faccia paurosa tinta di nero.

Il San Nicola più tradizionale, quello che si attaglia in maniera più precisa, è il Saint Nicholas svizzero, abbigliato come un vescovo con lunga veste bianca, mantello rosso, cappello a punta e bastone pastorale. Il Père Noël francese è una via di mezzo tra San Nicola e Babbo Natale: alto e magro, ha una veste vescovile rossa, copricapo di pelo e rumorosi zoccoli di legno.

Che sia un ciccione vestito di rosso, un vescovo che si circonda di personaggi inquietanti, una bambina con una corona di luci, una vecchietta che vola a cavallo di una scopa o Gesù Bambino, si può concludere che, se ci sono tanti modi di rappresentare un simbolo, unico e comune a tutto il mondo è il gesto d'affetto, il dono.


Sandi Gore Evans, "Tis the season to be Jolly"



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LA FRASE DEL GIORNO
Qualche bambino affacciato per caso alla finestra si metteva a gridare: «Mamma! Mamma! Guarda! C'è Babbo Natale che arriva!» E lungo il suo itinerario i cuori all'improvviso si sentivano lieti, gli uomini perdonavano agli uomini, gli occhi inesplicabilmente si riempivano di tenero pianto, vecchi esosi usurai sentivano nel petto qualcosa di strano come non avevano mai provato.
DINO BUZZATI, Il panettone non bastò

venerdì 5 dicembre 2008

L'ultimo Valeri


L'ultima raccolta di Diego Valeri uscì postuma nel 1977, curata dall'amico poeta Carlo Betocchi per l'editore genovese San Marco dei Giustiniani. Quattordici poesie infilate via via in una busta dall'autore malato con l'intenzione di farne una nuova opera. Vengono pubblicati con il titolo di "Poesie inedite «o come»". Il curatore li commenta così: "Sono versi che, come la gran parte di quelli di Valeri, restano intesi a dar conto della sua domesticità con quanto lo circonda; quel che dell’universo gli è più vicino e lo tocca: e che avviene nel tempo, nel suo che è così misurato, a confronto dell’altro, di quello del vento, che non ha limiti".

Avevamo già visto la propensione di Diego Valeri per la natura, quel suo sereno lavoro di osservazione, il paragonare i sentimenti interiori alle manifestazioni esteriori della realtà. Il poeta ormai novantenne è ancora più saldo nelle sue convinzioni e sembra avvertire maggiormente il senso spirituale che alberga nelle cose, la loro bellezza che si trasforma in una grazia senza tempo e senza confine.


VOI PINI CHE DANZATE IN TONDO
Voi, pini, che danzate in tondo
così diritti e svelti, la testa nelle nuvole,
voi, bellissimi, siete
la grazia del luogo e dell’ora,
siete la pinetina che consola
il poveruomo dagli occhi sfiniti,
il vecchio, pazzo sempre di luce,
di verde, di nuvole.

da "Poesie inedite «o come»", 1977

Abraham Efimovic Arkhipov, "Sunset over a winter landscape"



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LA FRASE DEL GIORNO
Dove ti posso io cogliere, o natura infinita?
JOHANN WOLFGANG GOETHE

giovedì 4 dicembre 2008

Giorgio Soavi


Lunedì scorso è morto a Milano lo scrittore Giorgio Soavi. Era nato a Broni, nell'Oltrepò pavese nel 1923. Collaborò per anni alla terza pagina del Giornale di Indro Montanelli con la sua scrittura di raffinato osservatore della realtà, che venava di ironia, sempre in maniera garbata.

La sua passione principale però erano le arti figurative, soprattutto dell'amico Alberto Giacometti, scultore svizzero. La sua sensibilità lo portò a tracciare con le parole i ritratti di grandi artisti contemporanei: Giorgio De Chirico, Francis Bacon, Balthus, Velly. Un esempio del suo stile è questa descrizione dello studio di Giacometti:

"L'ultima volta che ho dato un'occhiata allo studio di Giacometti a Parigi per poter guardare avevo messo una sull'altra delle cassette di birra trovate per strada e di lassù, guardando in quella stanzetta ormai vuota avevo visto posato su un piccolo tavolino un bouquet di fiori che un'ammiratrice aveva messo là. Erano i fiori, le ossa, i fili, i rammendi, la siepe d'aria, l'imbastitura dei suoi disegni. Non erano fiori qualsiasi, perché si erano immedesimati in lui".

Le poesie si concentrano in tre raccolte: "La moglie che dorme" del 1963, "Poesie per noi due" del 1972 e "Femminile" del 2002. La sua poetica ironica e scanzonata è chiara in questo testo:

NOVITÀ DEL GIORNO D'OGGI

Ho parlato con Dante
il quale mi ha giurato
che Beatrice non è mai esistita.
Ho sentito, al telefono, Petrarca,
il quale, sotto giuramento,
dice che Laura non si è vista mai.
Ma tu ci sei.
Perché mi togli il sonno,
o ti lamenti per il mal di gola.
E quando, piena di raffreddore,
vorresti delle mele,
dici: abore, portami delle bele.
Quindi esisti, perché si ride:
anzi: si scoppia a ridere
coniugando la emme di amore
che diventa abore:
tu sei il nuovo alfabeto italiano,
tu sei la risata intorno ai tuoi dolori,
alla tua febbre, al tuo gran bale.


(da "Femminile", 2002)


La sua opera narrativa più riuscita è "Un banco di nebbia" del 1955, che disegna un bozzetto del Ventennio fascista: "La storia di chi, vivendo in modo incolpevole e felice, può trovarsi da una parte sbagliata o colpevole" come definì egli stesso l'opera. Il fascismo resta però sullo sfondo, è un'atmosfera nella quale cresce il protagonista - e Soavi era un ventenne ai tempi di Salò e racconta la guerra "dall'altra parte". La presa di coscienza si fonde con il bisogno di evadere dalla provincia, che confluirà poi nell'intramontabile sogno americano.

La sua capacità di cogliere l'essenza di una persona, affinata con i "medaglioni" sugli artisti, gli ha consentito di scrivere due importanti biografie: quella di Adriano Olivetti, "Una sorpresa italiana" gli valse nel 2002 il Premio Biella Letteratura e Industria; quella dell'amico Indro Montanelli, "Due complici che si sono divertiti a vivere e a scrivere" è un omaggio che mette in risalto anche la vita privata del grande giornalista. Nella poliedrica opera di Soavi va segnalata anche una curiosa collaborazione, "Lettere d'amore sulla bellezza", romanzo epistolare scritto a quattro mani con Vittorio Gassman.

Giorgio Soavi - Immagine da velly.org



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LA FRASE DEL GIORNO
Italiani, così ingenui, immaturi, proprio come popolo. Intendi? Vogliono soprattutto l'ordine e credono di riceverlo dalle categorie che stanno sotto di loro, glielo dovrebbe mandare il Signore attraverso le sue mani, bello e fatto. Hanno capito che per averlo bisogna combattere e allora rinunciano. Preferiscono ogni sorta di compromesso, fosse anche Gesù, ma non sono mai in piena luce, come dovrebbero stare i fanatici.
GIORGIO SOAVI, Com'erano loro

mercoledì 3 dicembre 2008

Il dio colibrì


Il colibrì è un uccellino minuscolo e coloratissimo che batte vorticosamente le ali per sostenersi in volo e suggere delicatamente il nettare dai fiori. Pesa tra i cinque i venti grammi. Molto grazioso, molto poetico.

Alt. Gli Aztechi simboleggiavano con il colibrì il loro dio della guerra, Huitzilopochtli, e chiamavano il piccolo volatile "huitzitzilin": il maschio ha infatti un'indole molto aggressiva quando deve difendere la femmina da un altro maschio. Talvolta la delicatezza e le dimensioni non sono che apparenze...

Huitzilopochtli era un dio vendicativo e combattivo: suo padre era una sfera piumata, sua madre Coatlicue venne uccisa dalla sorella Coyholxauhqui perché rimasta incinta. Fu lì che l’indole di Huitzilopchtli si manifestò: nato all’atto dell’uccisione, subito assassinò la zia omicida e molti fratelli e sorelle, lanciando la testa della madre nel cielo e originando così la luna. Dalla sfera piumata ereditò nelle raffigurazioni quelle piume di colibrì che vestono la sua parte antropomorfica, quando non è rappresentato interamente dal colibrì.

Sul lato meridionale del Tempio Maggiore di Tenochtitlan, al centro di Città del Messico, durante lavori di restauro dopo il terremoto del 1985, sono stati individuati nel 1994 dall'Istituto Nazionale di Antropologia e Storia resti di offerte al dio: alcuni colibrì. Sono le uniche di questo tipo note al momento. Le analisi hanno determinato che risalgono all'inizio del XVI secolo, poco prima della Conquista. Con gli scheletri di colibrì c'erano un disco di turchese con l'immagine del dio della guerra, un'aquila, molluschi, tartarughe, serpenti, punte di lancia di ossidiana. Non sarebbero serviti a fermare i Conquistadores...


Huitzilopochtli (Pubblico dominio)



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LA FRASE DEL GIORNO
La guerra ha la sua sete di orgoglio come di sangue.
IGINIO UGO TARCHETTI, Due ricordi di Crimea

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