“La carta geografica, insomma, anche se statica, presuppone un’idea narrativa, è concepita in funzione d’un itinerario, è un’Odissea”.
Così scriveva Italo Calvino nel 1980 su “Repubblica”, nell’articolo intitolato “Il viandante nella mappa”, poi raccolto in “Collezione di sabbia”.
È lì che comincia il viaggio, da quella pianificazione sulla carta, dal momento in cui la spieghiamo su un tavolo abbastanza ampio e cominciamo a familiarizzare con i nomi, a seguire strade e fiumi, a orizzontarci, a scoprire luoghi da visitare. Il viaggio è già tutto lì, in quella ipotesi, in quel dire “Qui dobbiamo assolutamente andare” o “Questo è un edificio da visitare”. Già l’itinerario si costruisce, i toponimi si insinuano nella mente, spilli invisibili si puntano su quella mappa.
Per noi, in quel momento, è come se la carta geografica fosse in scala 1:1, come nel racconto di Borges la mappa di carta si sovrapponeva perfettamente all’Impero cinese.
Siamo i viaggiatori e ci trastulla quel passatempo infantile. Siamo i sognatori che, senza muoversi da quell’ampio tavolo dove abbiamo posato la carta, già volano a inseguire la meta, leggeri come un palloncino:
Per il bimbo, amante di mappe e di immagini,
l'universo eguaglia la sua fame immensa.
Com'è grande il mondo al lume delle lampade!
E piccolo, invece, agli occhi del ricordo!
Partiamo all'alba, con il cervello ardente,
il cuore gonfio di rancore e desideri amari,
e andiamo, docili al ritmo delle onde,
cullando l'infinito nostro sul finito dei mari:
alcuni son lieti di fuggir la patria infame;
altri, l'orrore dei natali; altri ancora,
astrologhi annegati negli occhi d'una donna,
la Circe tirannica dagli insidiosi profumi.
Per non esser mutati in bestie, s'inebriano
d'aria e di luce e di cieli infuocati;
il gelo che morde e i soli che abbronzano,
lentamente cancellano la traccia dei baci.
Ma viaggiatori veri son quelli che partono
solo per partire; cuor leggero, simile
a un palloncino, mai dal proprio fato deviano,
e dicono: "andiamo!" ma il perché lo ignorano.
Son quelli con desideri a forma di nuvole,
e sognano, come con il cannone fa la recluta,
dei piaceri vasti, sconosciuti, mutevoli,
dal nome ignoto da sempre all'umano spirito!
CHARLES BAUDELAIRE
“Il viaggio“ prima parte, da “I fiori del male”

Edward Brewtnall, "The Honeymooners"
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LA FRASE DEL GIORNO
Travel (viaggio) deriva da travail: "lavoro fisico o mentale", "fatica soprattutto di carattere doloroso o opprimente" "sforzo", "pena", "travaglio". Un "cammino".
BRUCE CHATWIN, Le Vie dei Canti











