Poesia è anche metafora e similitudine. I versi vivono di immagini che “vestono” l’intuizione. È capitato a tutti sin da bambini di fermarsi ad osservare le nuvole e di indovinare nelle loro forme oggetti familiari. Anche quello era poesia: il cirro che sembrava un coniglietto o un volto di donna già erano l’embrione della poesia. Nel film francese “Il favoloso mondo di Amélie”, che alla suggestione poetica deve il suo successo, non poteva certo mancare questa citazione delle nuvole.
Una bella metafora è in questi versi della poetessa fiorentina Margherita Guidacci, nata nel 1921 e sfuggita all’ermetismo per approdare ai lidi di una poesia più europea, influenzata certamente dalla traduzioni di poeti inglesi e slavi.
IL TUO RICORDO
Il tuo ricordo, sul fondo
della mia solitudine,
ne rivela l’ampiezza
e tuttavia la limita.
Così un canto d’uccello
addolcisce l’immensità del cielo
e una singola vela
rende umano il mare.
Da “Il vuoto e le forme”, 1977
Sembra quasi nulla: il verso di un uccello che taglia il cielo e ne ridefinisce la sua smisurata grandezza; una piccola vela che solca la distesa immensa del mare e basta, con la sua umanità, a limitarlo, seppure di un nulla. Ebbene, a Margherita Guidacci, quelle piccole cose sperse in un insieme molto più grande, fanno pensare alla sua solitudine: il ricordo di una persona amata svolge la funzione che hanno il canto di un uccello e la vela isolata. Riescono a porre dei punti: se da un lato ne rivelano l’estensione sterminata, dall’altro pongono un confine, lasciano accesa la fiamma della speranza. E questa intuizione è la poesia.
Edward Hopper, "Ground Swell"
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LA FRASE DEL GIORNO
La solitudine matura l'originalità, la bellezza audace ed inquietante, la poesia. Ma anche l'opposto: l'abnorme, l'assurdo, l'illecito.
THOMAS MANN, La morte a Venezia
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